Di Luisa Vicinelli
Tempi difficili, i nostri. Anche se il delirio di onnipotenza maschile è iniziato qualche millennio fa, è di questo tempo l’affondo transumanista per sostituire alla natura la cibernetica. Claudia von Werlhof sostiene che questo piano d’attacco ai corpi e alle menti è in linea di continuità con il sogno alchemico, maschile e occidentale, di creare la vita, poco importa che ce ne sia già una. Ma non è tanto determinante rintracciare i primi ideatori di queste idee meravigliose, quanto vedere cosa ci aspetta nel futuro. Soprattutto con un femminismo “ufficiale” spalmato sulle lotte di decolonizzazione che altre stanno portando avanti con coraggio, proprio quando qui, a casa, nel mondo dei colonizzatori di sempre, la lotta per la difesa dei corpi si riduce alla richiesta di ulteriori medicalizzazioni per sconfiggere l’endometriosi, nonostante due anni di coercizione vaccinale a fronte di un’epidemia come minimo malgestita. È evidente che non sono più i tempi di Noi e il nostro corpo.
Per questo l’ultimo lavoro di Silvia Guerini, Dal corpo neutro al cyborg postumano. Riflessioni critiche all’ideologia gender, è importante. C’è bisogno di riportare il pensiero delle donne in carreggiata. Il testo, caratterizzato da uno sguardo ampio che non solo denuncia l’operazione transumanista in atto, ma ne rintraccia, oltre agli aspetti, le complicità, ci fa vedere i nessi con le tendenze postmoderne che abitano la filosofia, l’informazione, la politica, l’opinione pubblica. Tutte insieme, infatti, e non da ieri, contribuiscono a creare un pensiero diffuso in grado di far accettare ai più, sul breve-medio termine, l’esautorazione dalla propria sovranità corporea fino al punto da considerare normale l’essere in balia di disturbi e malattie che solo la scienza che li ha creati può risolvere. Un piano propagandistico il cui scopo finale è spingere i ragazzini a fantasticare di poter decidere quale identità assumere in attesa di nascere alla maniera di “Gattaca”.
Guerini fa un resoconto puntuale di tutti i centri di potere che hanno operato per il trionfo del progetto transumanista. È quella che definisce una “storia tra psichiatria, eugenetica e cibernetica”, iniziata nel 1921 con la Fondazione Tavistock&Portman, all’inizio finanziata con soldi pubblici per poi imbarcare l’immancabile gruppo Rockfeller&C. La Fondazione inaugurava “le ricerche scientifiche sugli aspetti fondamentali della salute” e naturalmente gli studi miravano a trovare barbatrucchi meravigliosi per danneggiare i nemici con sistemi meno dispendiosi di un esercito, come attacchi batteriologici, uso spregiudicato della scienza comportamentale ecc., ma anche per manipolare intere categorie sociali. E qualche anno dopo negli ospedali psichiatrici si sperimentava il lavaggio del cervello sugli internati. Il sole del progresso scientifico era dipinto più luminoso che mai, in grado di fornire il massimo supporto scientifico a ogni disagio, e stava scaldando i paesi più avanzati, dove la propaganda aveva accesso in ogni casa e il numero dei sacrificabili era altissimo nelle moderne metropoli, senza che si disdegnasse però l’azione sperimentale su interi gruppi etnici nei mondi satelliti. Eugenisti e transumanisti da un lato, e psichiatri dall’altro, stavano già lavorando in concerto per cancellare il senso stesso d’identità umana, primo passo per creare degli automi, dei cyborg mentali che si sottometteranno volontariamente alla transizione finale a macchina.
Non è un caso quindi che oggi non si parli d’altro che d’identità di genere, e che stia sparendo la nozione stessa di sesso biologico. Di disforia in disforia, la scienza vuole parallelamente entrare nel campo della riproduzione con la gestazione per altri, in modo da programmare gli esseri umani e destabilizzarne, fin dall’inizio della vita, l’identità. Naturalmente in attesa che funzioni l’utero artificiale. L’apparato del sistema transumanista messo in moto mira alla cancellazione di ogni aspetto naturale della nostra esistenza, dipingendolo come “difettoso”, e il sistema legislativo ne recepisce il diktat, libero come solo un nero nelle piantagioni della Virginia può essere. Anche qui l’autrice restituisce un quadro completo dell’attuale stato dell’arte delle leggi, iniziando con gli Stati Uniti e l’Inghilterra, dove il discorso è avanzato a tal punto da svelare le prime controindicazioni (vedi per esempio le cause legali di adulti incappati nel cambio di sesso in età precoce o le denunce per violenza carnale nelle prigioni della California e del Canada che ospitano nelle sezioni femminili anche chi “si percepisce” come donna in tutto e per tutto). In Europa, la Francia e la Spagna hanno iniziato già da tempo a varare leggi che, ammantate di progressismo, di fatto cancellano l’esistenza tout court dell’unica persona che partorisce, cioè la madre, permettendo a tutte le donne l’accesso alla Pma e riconoscendo, per esempio in Francia, lo stato giuridico di madre anche alla donna che in una coppia lesbica non partorisce. In Spagna addirittura la dicitura per l’accesso alla Pma recita: “Consentita anche alle persone trans con capacità di gestazione”, dove l’avanzare delle biotecnologie, anticamera all’eugenetica, è celata dietro il trionfo dei diritti democratici. Quello che risulta molto chiaro è che per cancellare i corpi si sta partendo dalle donne, eliminandone la presenza addirittura nella lingua, mentre in parallelo si diffonde la pratica della Gpa, dove la donna che partorisce un bambino è l’ultima a esserne la madre. Silvia Guerini spiega bene come avviene la compravendita di bambini tramite l’utero in affitto, con il materiale biologico riproduttivo dei committenti a garantire la proprietà legale del nuovo nato, mentre i nove mesi di gestazione, sotto contratti proibitivi e vessatori per la “donatrice”, vengono liquidati con il solito denaro che compra i poveri, anzi le povere. Se tutto va bene, perché se il prodotto non è conforme si può rendere al fornitore. In Italia la GPA è ancora illegale per la forte presenza dei cattolici ma stiamo attente che nella loro Bibbia c’è nero su bianco la nascita per spirito santo, magia che ci ricorda quella degli apprendisti stregoni della scienza. È solo questione di tempo, ci avverte l’autrice. E la legge Zan, fingendosi anti-discriminatoria, ha puntato tutto sull’identità di genere percepita, strumentalizzando le sofferenze reali di chi è stato vessato e colpito fino a ieri da un sistema bestiale che andrebbe cambiato, non calmierato.
Un passo legislativo emblematico è stata la risoluzione del Parlamento europeo, che l’estate scorsa ha votato il Matic Report. Nato per monitorare la situazione della salute sessuale e riproduttiva, e relativi diritti, delle donne, ora non riguarda più le donne ma il genere, con l’entrata in campo di un concetto che nei fatti mira ad abbassare l’età per il cambio di sesso chirurgico con conseguente attacco all’essere umano già reso più fragile e confuso di quello che sarebbe in realtà. Ma il virtuale ha questo effetto su tutti noi, figuriamoci sui bambini!
Si usano gli strumenti che pensavamo nati per migliorare la condizione femminile, ma purtroppo l’affondo patriarcale transumanista mira in ultima analisi a trionfare sulla donna, colei che possiede i poteri magici che la scienza sta disperatamente cercando di emulare: lo scopo finale è il potere di creare la vita, a cui si intrecciano con disinvoltura trame pedofile, scienziati pazzi, tecnocrati che sono già su Marte. Alla pedofilia e su come la lobby sia riuscita ad assicurarsi una certa “riabilitazione” nel baraccone dell’ipersessualità compulsiva dilagante, Silvia Guerini dedica un intero paragrafo partendo da Alfred Kinsley – ricordate? quello dei Rapporti, il padre della liberazione sessuale – fino ad arrivare al NAMBLA, Associazione nordamericana per l’amore tra uomini e bambini, ed elencando tutti i passi avanti che lo sdoganamento della pratica ha fatto fino a oggi. Tra le complicità che l’hanno permesso, le sigle e i nomi non ci risulteranno del tutto sconosciuti (per esempio l’ILGA, Ass.Internazione di lesbiche e gay, e l’APA, Ass. degli psichiatri), e forse troveremo anche gli acronimi di ex-alleati nelle lotte per smantellare la gabbia del patriarcato. Leggeremo parole che svelano il retroscena e dietro il rumore mediatico delle rivendicazioni trans e LGBTQ+, apparirà il quadro completo della situazione: la cancellazione delle donne e la riprogrammazione degli esseri umani e della vita.
Dal corpo neutro al cyborg postumano. Riflessioni critiche all’ideologia gender, è un saggio coraggioso, che sfida la narrazione mainstream, ma anche quella che fino a un decennio fa era considerata alternativa. È un testo coraggioso perché non teme nemmeno le accuse di dietrologia con cui si cerca di tacitare chi ancora usa la logica e la ricerca per leggere la realtà che ci accade, fuori dall’ipnosi scientocratica che è riuscita a rendere “normali” anzi “salvifici” gli interventi sui nostri corpi nascondendo così il delirio di onnipotenza che muove le nostre società. L’alchimista oggi vuole trasformare tutto in una macchina, che ritiene più gestibile e sfruttabile.
Adesso abbiamo a disposizione uno strumento indispensabile per iniziare a prendere atto di quel che sta succedendo e agire di conseguenza, insieme. Il primo passo è diffondere il più possibile un pensiero critico, per ricomporre lo spaesamento di fronte a unicorni e arcobaleni. Evitiamo reazioni tipo Orgoglio Cis, che di orgogli risvegliati e partiti per la tangente ce ne sono già troppi. Quello che manca è una voce forte contro il transumanesimo, una voce che sia cosciente che si tratta ancora del solito, vecchio e stantio patriarcato di sempre, anche se reso invisibile da lustrini e paillettes.
