Le dee del sangue mestruale in India

di Sandra Capri

Nell’India del Sud i rituali della dea, quelli del menarca e la connessione tra sangue, agricoltura e mestruazione della terra – o meglio sangue delle donne, sangue delle piante e sangue della terra – erano molto espliciti fino a circa 60/70 anni fa. Si celebravano dei festival annuali in ricorrenza del “periodo mestruale” di Bhumi Devi, Dea Terra e Dea della Terra.

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La dea Mariyamma, dea della pioggia, è una divinità predominante nel sud dell’India, in particolare nelle aree rurali del Tamil Nadu e del Karnataka. Il suo culto è pre-vedico; la parola Mari ha un’origine tamil in Pioggia e la parola Amman significa Madre. Durante un festival veniva adorata sotto forma di riso, cereale che costituiva e costituisce la coltivazione principale della regione. Un grano di riso viene attentamente avvolto in fili, per adornarLa. Il riso è inteso come “rosso” in quanto trasferisce un colore rosso all’acqua in cui viene lasciato in ammollo. Presso le popolazioni locali il riso rosso è esplicitamente una forma dell’essenza o meglio del sangue della terra, e il riso rosso è il “sangue mestruale della dea”. Al momento della semina del riso, dopo la stagione calda, Bhumi Devi entra nella fase mestruale e le piogge dei monsoni rendono rossa la terra, i fiumi scorrono rossi , e si dice appunto che la terra mestrua.

Nella regione dell’Assam, il tempio dedicato alla dea madre Kamakhya, vicino alla città di Guwahati, è uno tra i templi più importanti dell’India: vi si tiene un festival della fertilità, detto Ambuvaci (Ameti) in cui si celebra la Dea (Madre Terra) nel suo periodo mestruale. Durante quel lasso di tempo il tempio rimane chiuso per tre giorni e il quarto riapre con una grande festa.

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Ogni anno nel mese di giugno, il fiume vicino al tempio diventa rosso e si ritiene appunto che la dea sanguini. Considerando il potere femminile di dare la vita, la divinità e il tempio di Kamkhya rappresentano la celebrazione della shakti in ogni donna. Vedete qui la grotta del tempio dove c’è un’immagine della Yoni della dea. Kalika Purana, antico testo in sanscrito, descrive Kamakhya come colei che concede tutti i desideri, la giovane sposa di Shiva e la donatrice della salvezza. Un’antica leggenda narra che la Yoni sia caduta dal cielo, proprio lì dove è stato costruito il tempio, e si ritiene che il sancta sanctorum dell’edificio conservi l’utero e vagina della dea  Shakti.

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