Dal sangue sacro alla maledizione e oltre

di Judy Grahn (introduzione e traduzione di Sandra Capri)

Alla fine degli anni ’70, per un paio d’anni, Charlene Spretnak ha raccolto una serie di saggi firmati dalle“Madri Fondatrici del Movimento”[1] per illustrare la politica della spiritualità delle donne. La raccolta scaturì nel 1980 in The Politics of Women’s Spirituality, pubblicato nel 1982. Nella sua introduzione Charlene scriveva: “Stiamo entrando nella seconda decade della seconda ondata del femminismo e ci troviamo ad affrontare un aumento di contraccolpi delle forze reazionarie”. Sono i 40 anni e contraccolpi a tratti molto più duri e dolorosi di quanto si potesse immaginare allora continuano e molti dei 54 saggi che Charlene curò rimangono di un’attualità sconvolgente… Sarebbe  ora di tradurre il voluminoso libro di Charlene per riattualizzare la centralità politica della domanda: “Quali sono gli scopi che la religione patriarcale persegue?” Tra i 54  il saggio di Judy Grahn “From Sacred Blood to the Curse and Beyond” ;  si colloca nel filone di studi autodidattici a cui si sono dedicate molte delle “Madri fondatrici” di quegli anni. Trasferiamoci  negli anni ’80… Ecco, siamo nel 1981 e stiamo leggendo il saggio che Judy Grahn ha scritto allora[2].


[1] Per Movimento s’intende il movimento femminista. [2] Judy Grahn ha continuato studi e ricerche, e ha pubblicato nel 1993 il libro Blood, Bread, and Roses che  abbiamo tradotto in italiano. https://lematriarcali.wordpress.com/redfem/ (novembre 2020).

Dal sangue sacro alla maledizione e oltre

Grazie a un gruppo di persone che mi diedero due alberi di mele per il giardino, arrivai alla mia personale definizione di differenza tra potere e controllo. Mi successe come risultato della comprensione della natura delle mele. Una mela è qualcosa di reale che viene creato: questo è potere. Solo un albero di mele può fare una mela, nessun altro. Il più ricco magnate della terra non può fare una mela indipendentemente da quanto si esponga al sole, assuma una posizione accovacciata o da quanto riesca a contorcere i muscoli. Non ha il potere che ha un albero di mele di fare le mele; nessun altro ce l’ha. Lui può possedere delle mele. Può mettere una recinzione intorno agli alberi, può trasportare mele, piantare alberi di mele, potarli, può metterli in fila tipo formazione militare, dargli del veleno, tagliarli, ridurli a legna, dargli fuoco, può trapiantarli, innestarli, e può usarli: questo è controllo. Non potrà mai dalla sostanza del suo corpo, fare una mela così come può farla un albero di mele: questo è potere.

POTERE E CONTROLLO UNITI

Al tempo delle società che fiorirono prima del sorgere delle dottrine del patriarcato, della supremazia del maschio, del bianco, della proprietà, nel mondo al di fuori di quel mondo turbolento, potere e controllo erano un’entità unica e abitavano lo stesso essere. Il potere era assai riverito e rispettato per quello che era, la creazione della vita in una rete di connessione, e a quel potere si dava valore (worth-ship in inglese). Da quella parola deriva worship, “venerazione/culto”. Le religioni incentrate sulla Dea che precedettero e furono imitate dal panteon Zeus-Yavé-Geova-Allah-Cristo dei nostri tempi, veneravano soprattutto le piante, i frutti delle piante e gli alberi. Per esempio Asherah, la grande dea rimossa con forza dal patriarcato ebreo delle origini, era raffigurata sugli altari come un albero, l’albero della vita… l’albero che fa le mele[1]. Poiché le mele che crea il corpo umano sono le bambine e i bambini, il potere umano era venerato (worth-shipped) per le origini, la materia fisica dell’esistenza; il sangue mestruale, la yoni, l’utero, il latte, la placenta, e il cordone ombelicale erano tutte cose custodite come tesori e ci hanno dato il senso dei concetti di sacro, di venerazione (valore=worth-ship) e quelle analogie che connettono le parole alle idee che poi vennero trasmesse a tutti come linguaggio e sapienza.

Il pene eretto e il seme avevano una loro parte di attenzione, che però non si avvicinava nemmeno lontanamente all’importanza dell’armamentario fisico femminile di potere creativo di far nascere e di mestruare. “I misteri trasformativi della donna”, come Erich Neumann ammise, “sono primariamente misteri di trasformazione del sangue che portano la donna all’esperienza della propria creatività e producono un’impressione numinosa sull’uomo”. Questo fenomeno ha le sue radici nello sviluppo psicofisico. La trasformazione da ragazza a donna è molto più accentuata che il corrispondente sviluppo da ragazzo a uomo. Il mestruo, il primo mistero di trasformazione legato al sangue della donna, è sotto ogni aspetto molto più importante che la prima emissione di sperma nel maschio, che viene raramente tenuta in considerazione. Il menarca invece è giudicato in ogni dove un momento fatidico nella vita della donna. La gravidanza è il secondo mistero del sangue. Dal un punto di vista dei primitivi, l’embrione si forma dal sangue, che come segnala la cessazione del mestruo, non fluisce all’esterno nel periodo della gravidanza[2].

Tra le culture più antiche rispetto alla nostra patriarcale recente, le mestruazioni sono equiparate a fiori e frutta, come per esempio mele e melagrane, e a volte ai cereali. Come il fiore apre i suoi petali (rossi) e forma i frutti, così fa anche la yoni in una creazione continua. L’analogia matriarcale contiene tutto: come siamo noi umane così sono gli alberi e così è la Terra, e loro sono come noi (le donne) siamo. Questa è l’equazione originale. I fiori erano visti come un utero, come la mestruazione dell’albero o di una pianta. Così come l’albero fiorisce e dà frutti, così il fiore/utero umano crea il frutto. Si diceva che la luna mestruasse quando scompariva alla vista. Così per la pioggia che a volte si diceva fosse la mestruazione del cielo. Come il resto della natura, così siamo noi. Le mestruazioni erano analoghe, da un punto di vista botanico, al fiorire di piante e alberi, le persone utilizzavano fiori speciali per dimostrare la connessione tra lo sviluppo (il mestruare) delle donne e le altre cose che fioriscono. In molte culture contemporanee, i fiori che erano ritenuti sacri come simboli dell’utero, vengono ancora onorati, anche se il significato originale è stato nascosto. In Egitto e India, era il loto; in Giappone e Cina, il crisantemo multipetalo; in Grecia, i misteri femminili di Demetra e sua figlia Kore erano identificati con la melagrana o il papavero; e per le culture con basi europee che si diffusero nelle Americhe, la rosa, la rosa rossa.

I poteri elementari delle mestruazioni

L’analogia mestruale era riconosciuta e sviluppata molto prima dello sviluppo dell’era agricola. Le popolazioni dei/delle raccoglitrici/cacciatrici spalmavano ocra rossa intorno alle aperture delle grotte sacre con una chiara indicazione: la Terra è nostra Madre. Le pitture nelle grotte erano spesso raffigurazioni di bisonti, cervi e altri erbivori con grandi ventri gravidi e nell’atto di partorire. Spesso un diagramma interno al disegno indicava il ventre dell’animale. A volte, sui ventri erano dipinti dei rami. I rami sono stati descritti da osservatori orientati al maschile come lance e forse, anche se nei pochi casi in cui anche dei cacciatori erano presenti nel disegno, erano davvero lance. Sono invece molte di più le piante o i rami, probabilmente con proprietà di agevolare il parto. Le pitture, incredibilmente delicate e realistiche, erano spesso realizzate utilizzando delle canne vuote attraverso le quali era soffiato il colore per ottenere un getto sottile. È impossibile credere che le immagini di nascita non siano state fatte dalle donne, così come le corna intagliate migliaia di anni fa con immagini di piccole lune, crescenti e calanti, sono sicuramente la testimonianza delle donne che percepivano il proprio flusso allinearsi ai ritmi della luna. La mestruazione è la cosa più regolare che possa accadere a degli essere umani: in essa c’è il potere autentico del mestruo e ciò che ha significato per la storia umana. Le donne, in un ambiente in cui lo stress moderno e le interruzioni del tempo naturale sono assenti, mestruano con una regolarità sorprendente. Coordinarono i cicli mestruali le une con le altre e con il ciclo di 28 giorni della luna. Gli ingegneri hanno affermato, a proposito del potere della leva, che se una persona avesse un punto su cui poggiarla, potrebbe sollevare il mondo. Per le donne – e per le origini della scienza umana – la luna era quel luogo e le mestruazioni la leva. Facendo attenzione ai movimenti di un corpo naturale osservabile (la luna), e notando come i movimenti e i cambiamenti del proprio corpo si posizionavano nello stesso ciclo, videro e impararono a catturare il concetto del tempo. Questo concetto fu espresso nei calendari lunari che Rosemary Dudley spiega nel libro She Who Bleeds, Yet Does not Die: “In India, il calendario lunare, probabilmente uno dei primi, è ancora in uso oggi. Il mese è diviso in due periodi di quattordici giorni ciascuno; la parte oscura e la parte luminosa. Il totale di 28 giorni è sia un ciclo lunare che un ciclo mestruale, in cui la luna piena è una rappresentazione cosmica della gravidanza, mentre la luna nuova (nera) rappresenta la promessa di rinascita. Queste credenze sono apparentemente universali, in quanto i segni lunari ritrovati nei frammenti di ossa preistoriche sono ritenuti da molti l’espressione dei cicli delle donne. [3] Il calendario lunare fu seguito da quello stellare, o meglio basato sulle stelle, e solo recentemente, all’inizio dell’era patriarcale, il tempo è stato calcolato sul sole, e i giorni del Sole[4] hanno avuto più attenzione dei giorni della Luna. Incidendo i cicli lunari sulle ossa, mettendo, per contare, dei bastoncini dentro un cesto, facendo dei nodi alle corde, infilando in un modo particolare delle perline per tenere il conto dei propri cicli mestruali e di quelli della luna, le donne hanno creato la numerazione e come rendicontare. Le perle, un simbolo dei genitali femminili, insieme alle cipree, avevano un tale valore che erano utilizzate per commerci, per estetica, per status e per contare. Le palline dell’abaco si usano ancora per contare e ricordare e lo stesso si fa con i grani della “ghirlanda di rose”, il rosario. Tutti i riti sono mestruali; cioè sono periodici. È stata la periodicità delle mestruazioni a renderle così importanti per le questioni umane. Ci consegnarono il tempo, un modo per misurare l’ora esatta in modo migliore che il semplice avvicendarsi della luce e dell’oscurità dei giorni. La mestruazione e la sua connessione con il movimento regolare della luna ci diedero una misurazione precisa del tempo e quindi un modo per ricordare uno specifico passato e divinare un futuro specifico . Senza le mestruazioni e le scienze del misurare sviluppate dalle donne osservando prima la luna e poi le stelle, non ci sarebbero stati cronometri e orologi, astronomi, matematici o fisici, nessun astronauta, nessun’architettura o ingegneria nate da misurazioni e proporzioni esatte. Potremmo fare un nido come fanno gli uccelli, ma non potremmo costruire una piramide, non una qualsiasi forma regolare e geometrica, un quadrato, un rettangolo e neppure un cerchio. La geometria è stata un dono delle mestruazioni.

La cintura della sciamana

Quando noi donne apprendemmo a controllare i prodotti dei nostri corpi, un altro risultato fu l’arte della magia, che si sviluppò da proprietà fisiche come il potere del sangue. L’odore del sangue ha un effetto incredibile sugli animali, attraendone alcuni e respingendone altri. Nelle culture delle popolazioni di cacciatori, la conoscenza dell’uso del sangue mestruale come potente forza positiva/negativa diede alle donne un potere magico speciale per la caccia e per seguire le tracce e mettere trappole, e anche per ingannare la specie animale. Lo sciamanesimo e la magia/stregoneria a esso sorella, nacquero da quelle arti. Possiamo sentire gli echi della sua saggia e antica voce nella cultura occidentale; nella stregoneria inglese, ad esempio, le Streghe erano accusate di trasformare i serpenti in famigli alimentandoli con latte e gocce di sangue. Come gli animali, anche le piante reagiscono fortemente al sangue. In generale, gli piace. Questo diede alle donne una relazione speciale con piante e animali come rivela questa citazione da The Wise Wound in cui viene descritto un antico rito agricolo greco: … il grande festival autunnale delle donne (erano) le Tesmoforie, da cui erano esclusi gli uomini, anche se ci sono indicazioni che potevano essere ammessi purché in abbigliamento femminile. Le Tesmoforie… era quando le donne scendevano nelle grotte in cui all’inizio dell’estate erano stati buttati dei maialini, per recuperarne i resti e mescolarli ai semi di grano: il terzo giorno poi li spargevano per i campi. È probabile che all’origine il festival fosse nello specifico un mistero mestruale. Le donne, che secondo voci autorevoli, inventarono l’agricoltura, lo hanno potuto fare perché solo loro conoscevano il segreto dell’alta resa dei semi del mais. La ragione è che le donne mescolavano il sangue mestruale, che è il migliore fertilizzante, con i semi del mais, prima di piantarli. Poiché gli uomini non avevano quel tipo di sangue magico, non potevano coltivare il mais come le donne, e neppure potevano far crescere i bambini.[5] Forse il primo tipo di abbigliamento fu una cintura mestruale e un assorbente di fibra, non utilizzato certamente per pudore e neppure per igiene, ma indossato per raccogliere la preziosa sostanza del sangue mensile e poterla utilizzare nelle scienze applicate. I prodotti dei nostri corpi diedero i natali alle scienze.

L’amico della donna

La più antica parola per mestruazione significa “amico della donna”. In alcune culture, l’amico della donna era originariamente tupua, una parola polinesiana che significa di valore, sacro, meraviglioso, magico; da questo termine deriva la parola/concetto tabu emersa in seguito. Alla base, tabu significa mestruale. I giorni delle mestruazioni erano distinti dagli altri giorni. A Babilonia erano chiamati sabbatu, da cui si è evoluta la parola/concetto sabbath, un giorno sacro e periodico di valore perché Lei (collettivamente) mestruava, generando il potere del sangue. Sabbath significa periodo, ciclo. Le pratiche ripetitive che le donne hanno sviluppato per insegnare, fissare e rendere sociali i poteri delle mestruazioni erano definite con parole derivate da ritu, mestruo.[6] In sostanza, rituali e riti significano pratiche mestruali pubbliche. Fonti di sangue per la magia della caccia e dell’agricoltura; mezzi per tener traccia del tempo, per contare e ricordare e misurare; fonti della geometria e dei bambini, e dei cordoni ombelicali e del sapere come annodare, delle connessioni e del collocare, del fiorire e dare frutti e fonti del desiderio (desidere, in latino dalle stelle), i genitali femminili erano venerati, il corpo delle donne ritenuto prezioso perché origine e forza, prezioso per le scienze che la mente produceva e la ricchezza delle culture che si sarebbero succedute. Le dee si sono moltiplicate per rappresentare questi poteri. Nel passato le dee erano raffigurate nude con triangoli genitali prominenti, con punti rossi sul terzo occhio, con nodi, perle, conchiglie, pittura rossa, fiori rossi e con bellissime cinture decorate, cinture, cinture, cinture. Il nome della Dea in molte culture deriva da “utero“ o “vulva”. Ad esempio Era significa “utero” e Pallade Atena, “vulva-vulva”[7]; Venere, “venerare” e “veniale” sono tutte parole correlate. I termini per indicare genitali femminili, donna, dea e regina derivano tutti dalle stesse radici: dal protogermanico cwen, (regina, donna), quim, gens, yomi, gyne, combe, cwm, gune, gana, jani, yoni.[8] In sostanza, il nome per donna è Primo utero[9]. Nell’americano moderno il nome magico ancora in uso per l’antica Dea è cunt (fica). Il Suo potere e il Suo controllo sono stati sepolti, e Lei è disprezzata ma il Suo nome mantiene ancora la forza emozionale e magica di un anatema; altrimenti non sarebbe sopravvissuta come una parola proibita.

Intima unione con la Dea

I rituali mestruali, che sono stati tramandati durante i secoli dalla chiesa come riti patriarcali, furono creati quando le donne dell’era agricola insegnarono l’analogia della nascita mestruale: come la madre crea il bambino dalla sua stessa carne, così ci fa con la sua carne, nella forma di seme, Madre Terra. Le donne per insegnare questo principio alla gente delle loro comunità, alle altre o talvolta alle ragazze vicine al menarca, facevano un pane di forma femminile, e nello specifico di una yoni o di una luna piena. Questo pane speciale, sia che fosse fatto di riso, miglio, mais, grano o segale, era ed è ancora oggi mangiato in una cerimonia pubblica, da Cerere, nome latino di Demetra, la dea che ci diede il grano e la parola cereali. Gli speciali prodotti con corpi di donna erano consumati nelle varie cerimonie del culto della Dea. In Communion with the Goddess, Lawrence Durdin-Robertson ne descrive una: “L’Eucarestia di Iside consisteva nel pane, che lei aveva donato all’umanità, e nel latte che era fluito dal suo seno: il calice da cui l’iniziato beveva la sua pozione era una coppa a forma di seno di donna[10]. Il calice rappresentava anche l’utero poiché in alcune cerimonie si beveva il sangue dell’origine dall’originale fonte mestruale. Come spiega Durdin-Robertson: “L’Altare [nella religione] della Dea è il luogo in cui Lei o la sua sacerdotessa elargisce ‘il potere dell’altare’ (o ‘il potere del sangue’). Qui la potenza è donata in maniera naturale e vivente a ogni sua mestruazione mensile. E così il grande simbolo del potere dell’altare, nella religione matriarcale, è il naturale e meraviglioso simbolo della Luna”.[11] L’altare è il grembo della madre, un luogo in alto e piano, coperto con una stoffa, o gonna, dove vengono posti i prodotti sacri del corpo delle donne. La parola “eucarestia”, comunione, deriva da un altro antico nome della Dea, “Charis” [12]. In sostanza, tutte le comunioni sono iniziate come comunioni con la Dea; l’eucarestia cristiana è l’imitazione dell’evento mestruale di condivisione dei cereali.

La bandiera rossa universale

Per dichiarare pubblicamente lo stato mestruale di cambiamento e di massimo potere, o tupua, le donne di tutto il mondo da tempi immemori si sono dipinte con pigmento rosso. In India e in altri luoghi, si crede che la fronte sia la sede dell’anima e per questo viene segnata con un punto rosso durante le cerimonie religiose. Il volto della donna apache nella speciale occasione della sua prima mestruazione viene dipinto di rosso da una sciamana/odopo di che lei si cimenta per tutta la notte in una danza sacra. Per altre native americane, le striscie rosse sulla gamba hanno il significato dell’inizio delle mestruazioni. Tra alcune popolazioni australiane, la mestruante si mette della vernice rossa dalla vita in su, mentre in alcune tribù la applica solo intorno alla bocca. E l’usanza è la stessa per molte popolazioni europee e americane. Sebbene non ci siano dei riti formali, alla pubertà le ragazze spesso indossano il rossetto e lo smalto rosso a indicare l’importante cambiamento in termini di ruolo che stanno attraversando, quello dall’infanzia all’essere donna: l’acquisizione del potere del sangue. Il mestruo è il fiore di una donna, la fioritura del suo potenziale, il segnale che è ora di assumere le funzioni proprie della donna. Quando queste funzioni vengono limitate, depotenziate o disprezzate dagli altri, allora anche lei maledirà la sua prima mestruazione in quanto segno di un peggioramento di status e inizio dell’amara sorte che le è toccata..A questo punto può anche separarsi emozionalmente da sua madre. Se i ruoli dell’essere donna sono illimitati, potenti e rispettati dagli altri, lei celebrerà il suo menarca più di una prima comunione, e persino di più del suo primo matrimonio.

POTERE E CONTROLLO DIVISI

Dal fiore delle mestruazioni, in verità, si generarono meravigliose mele umane, e così le donne appresero come controllare e comprendere le forze naturali del tempo e dello spazio, gli animali e le piante, tramite il potere di quel che producevano regolarmente i nostri corpi. Gli uomini volevano fare lo stesso, e la seconda grande saga della storia del potere del sangue dovrebbe aprirsi con i sentimenti apertamente invidiosi di un nativo australiano: “A dire il vero, abbiamo rubato quello che apparteneva a loro, perché è tutto per lo più di competenza delle donne e visto che le riguarda, appartiene a loro. Gli uomini non hanno sul serio nulla da fare, a parte copulare, tutto appartiene alle donne… il bambino, il sangue, lo sbraitare e la danza, tutto riguarda le donne, ma ogni volta dobbiamo ingannarle.”[13]

“Non ridete degli uomini che mestruano”

Mitologicamente dopo Era, il Ventre, nacque Ero(e), “il ventre maschio”. Una delle fatiche di Eracle (Ercole) fu acquisire il controllo dei poteri delle Madri, rubando la cintura, cioè le responsabilità mestruali, a Ippolita, la regina delle Amazzoni. L’invidia che gli uomini provavano o provano per i poteri che il corpo delle donne produce è alla base di molti dei loro comportamenti (collettivi). Gli uomini iniziarono a imitare le mestruazioni con i loro stessi corpi simulando di far nascere. Cominciarono a impossessarsi del controllo del sangue, e delle forze della vita, imitando la biologia delle donne. Una delle storie più importanti e stupefacenti del mondo concerne la gelosia che gli uomini provano per le mestruazioni e le soluzioni che hanno trovato per quest’invidia. Nella tribù Changa in Australia gli uomini hanno sviluppato un rito imitativo delle mestruazioni: durante un rituale tappano l’ano maschile e dopo rivendicano che gli uomini hanno poteri meravigliosi, intendendo che non hanno bisogno di defecare. Poi restano on po’ nella boscaglia così le donne non li vedono mentre defecano e non scoprono il trucco. In realtà le donne sono completamente consapevoli di cosa succede e nelle loro iniziazioni dicono alle figlie cosa stanno facendo gli uomini, insegnando alle ragazze a non ridere di loro. Le donne sanno che il segreto di fatto è il loro, perché dicono che quando una donna rimane incinta, la fonte del suo sangue si arresta ed è questo il tappo originale. [14] Gli uomini hanno sviluppato dei riti di mimica del sangue in cui incidono il lato inferiore del pene per imitare i genitali femminili. L’idea è che quando il pene inciso viene tenuto in alto verso l’addome dell’uomo assomiglia a una vagina che mestrua. Questa operazione estrema, o subcisione, viene fatta in Nuova Guinea, Australia, nelle Filippine e in Africa. In alcune zone della Nuova Guinea, la parola per un pene inciso, è la stessa che significa “ colei con la vulva”; in altre, il sangue che periodicamente viene fatto fuoriuscire dalla ferita viene chiamato “mestruazione dell’uomo.” Altre popolazioni dicono che il sangue che fluisce dalla ferita non è più il sangue dell’uomo: dato che è stato fatto oggetto del canto e reso potente si tratta dello stesso sangue mestruale delle “antiche donne Wawilak”[15] La circoncisione prevalente nella nostra società è fisicamente meno estrema della subcisione ma il principio rimane lo stesso. Fin dall’inizio, l’acquisizione del potere del sangue per imitazione è stata la base della pratica. Nel libro The Sacred Fire, B. Z. Goldberg spiega che “ gli Ebrei, quando da loro nasce un bambino maschio, al suo ottavo giorno di vita si esegue la cerimonia del bris. Anche se il bambino nasce già circonciso, deve essere effettuato qualche tipo di incisione affinché il sangue fuoriesca, poiché nel sangue di questo organo è stato consacrato il patto tra Israele e Geova.”[16] Tutte le circoncisioni, anche quelle in ambiente ospedaliero, sono dei “riti” chirurgici degli uomini che aiutano a consolidare la solidarietà maschile.

La rosa rossa e il rovo

Quando la bambina Biancaneve si punge il dito, l’analogia col suo menarca, o prima mestruazione, è ovvia. Ma il sangue della puntura del dito è più che un eufemismo fantastico del sangue mestruale. È anche un modo di acquisire sangue per scopi magici, senza utilizzare sangue mestruale autentico. Il sangue stillato diventa un sostituto del naturale potere del flusso del sangue mensile e di tutto quello a cui ha dato origine nella cultura umana. Utilizzato in modo imitativo, il sangue della puntura dà a chi lo utilizza il controllo degli antichi poteri mestruali. Pungere la carne per ottenere artificialmente il sangue è il solo modo che gli uomini hanno per “produrlo”. In Europa, nella leggenda romantica di due amanti eterosessuali la rosa rossa femminile è stata accoppiata con il rovo maschile; o “pene”.[17] Il termine prick nello slang è il nome tabu del pene, un termine magico per descrivere l’accesso al potere, proprio come cunt (fica) è un nome del potere femminile. Il rovo è la rosa maschile. In una società, più palesemente viene esternata l’imitazione maschile delle mestruazioni con gli uomini che conquistano maggior controllo dei poteri che le donne hanno precedentemente creato e controllato, e più il mestruare autentico diventa clandestino. Il sangue che le donne hanno ogni mese viene nascosto, vietato, dichiarato “impuro” e vergognoso. Le donne sono escluse dalle stesse funzioni che abbiamo creato, specialmente durante le mestruazioni e la gravidanza. In tutto il mondo, i patriarchi hanno preso misure estreme per evitare che le donne incinte e mestruate potessero maneggiare i parafernali religiosi da utilizzare sull’altare, e a volte veniva perfino impedito loro l’accesso alla chiesa. Tappare l’ano, subincidere, circoncidere o tagliare dita in sacrificio, ferire il costato di Cristo e la sua corona di rovi gocciolante di sangue, le bende insanguinate dell’eroe tradizionale – sono tutte versione di imitazioni maschili della magia “mestruale” e tutte presentano una formula sottostante: l’abilità di versare sangue equivale al controllo dei poteri di vita.

Signor pulito e signora impura

La circoncisione è stata razionalizzata come igienica; tale era la pratica del salasso nei secoli e di innumerevoli altre procedure chirurgiche. Lo spargimento di sangue da parte dei maschi è considerato “purificante” mentre allo stesso tempo il sangue naturale femminile è considerato “sporco”. Il concetto dell’impurità rituale è stato utilizzato dagli uomini per sopprimere la sfera di influenza della donna. L’etichetta patriarcale di “immonda” non ha nulla a che vedere con una buona gestione della casa o con la salute medica. Era utilizzato per sminuire usanze e costumi matriarcali. Per esempio il maiale era considerato sacro a Demetra e ad altre versioni della Dea, così i primi patriarchi ebrei e mussulmani dichiarano i maiali “impuri”, cioè vietati, per i loro seguaci. Il patriarcato cristiano assorbì la stessa essenza dell’editto; nello slang storico di numerose lingue europee la parola “maiala” significa donna, specialmente una donna sessualmente attiva; significa anche la stessa vulva. Varie proprietà fisiche del corpo insieme all’“essere simile alla terra” sono incluse nel generale concetto patriarcale di “immondo”. Qualsiasi cosa che fosse evocativa delle mestruazioni e della nascita, qualsiasi cosa trasudasse o gocciolasse dal corpo, qualsiasi mucosa colorata dall’odore di animale o di terra ne fosse secreta, entrò a far parte della filosofia maschile contro il corpo e contro la filosofia matriarcale. Fondamentalmente immondo significa antipatriacale, immondo significa mestruale nella mente patriarcale.

La caduta delle Donne

Dalla loro splendida storia di grande forza pubblica socializzate, celebrata in affascinanti templi astrologici/astronomici (luogo/tempo), festival, abbigliamenti speciali, gioielli, dipinti sul corpo, coreografie, fiori, incenso, bagni e cerimonie – da una posizione centrale nella cultura umana e dalla porta attraverso cui le femmine entravano nel pieno stato dell’età adulta, con potere politico e scientifico – le mestruazioni sono state violentemente capovolte nei secoli in un atto privato vergognoso, in cui si è leggermente ammalate o deboli. L’isterectomia è stata utilizzata nel tempo per eliminarle completamente. Lo status e il controllo sociale che le donne avevano è caduto con la colpevolizzazione delle mestruazioni. Una nuova forza di controllo – centrata sulla “mestruazione maschile” e cioè la parodia delle mestruazioni, o eroismo, sull’imitazione del ventre – è apparsa improvvisamente nella storia Poiché iI sesso maschile può acquisire il sangue per il potere del sangue solo dall’utilizzo di strumenti che perforano, come rovi, spine, coltelli, spade, fruste, rasoi e similari, tutto quello cioè che implica una piccola o grande esperienza di dolore e trauma, ha avuto luogo un’analogia di capovolgimento che associa il culto del dolore e della disabilità associato alle mestruazioni e al parto. Il mestruo, l’originale flusso naturale del sangue venne falsamente chiamata “ la ferita”. La storia delle mestruazione è la storia dei grandi contorcimenti che le società hanno sofferte e stanno soffrendo da quando gli uomini hanno consolidato la loro autorità appena nata imitando, sostituendo e detronizzando violentemente la precedente autorità femminile, che faceva derivare i poteri delle donne dai loro stessi corpi. Il potere e il controllo sono divisi e non sono più prerogativa delle donne, loro perché le producono. “Produttore” e “possessore” non sono più la stessa persona: il secondo controlla i frutti e i fiori del primo.

POTERE E CONTROLLO RIUNITI

Malgrado le dee e gli antichi riti mestruali, malgrado Demetra, Mawuliza, Kundalini, Frigga, Ukemochi, Kwan Yin, e tutti i loro templi, scienze e storia, io, non sapendo nulla di loro, reagii alle mie prime mestruazioni, in una maniera totalmente diversa da quella che gli spiriti delle dee potevano approvare. Come per milioni di altre giovani sotto la violenta cultura contro la donna dei secoli recenti, il menarca per me fu elemento di orrore: significava debolezza, fallimento, disabilità, vergogna e una terribile caduta di status. Dall’essere relativamente pari ai ragazzi, divenni in una sola notte inferiore agli uomini. Peggio, ero soggetta a intensi crampi, che duravano fino a 36 ore, che peggioravano le mie sensazioni di perdita fisica e di impotenza.

Recuperare la cintura della regina

Consideravo la mia cintura mestruale, gommosa e rosata, la cosa più brutta che avessi mai visto, e detestavo doverla avere. I tamponi mestruali erano trattati in modalità non sciamanica, avvolti in carta igienica prima di essere buttati nella spazzatura, affinché occhi estranei non si posassero su quella roba terrificante che i miei genitali sleali avevano prodotto. Come per altre donne, la mia autostima e i miei sentimenti di orgoglio femminile avrebbero riflesso quello che la società vedeva – una grande ferita sanguinante da nascondere. Poi, improvvisamente, nel mezzo della mia vita, la storia si è leggermente trasformata, lasciando delle crepe tra come si mostrava e come poteva essere. Come conseguenza del movimento di liberazione delle donne e quello delle donne salariate nella forza lavoro, istituimmo dei centri per la salute di nostra proprietà e unità per il parto in casa. Donne che hanno iniziato a lavorare con altre donne sui temi delle mestruazioni, della salute, del controllo delle nascite, delle procedure per il parto e su milioni di elementi della nostra storia sepolta. Alcune donne si stanno incontrando, anche per cominciare a vivere insieme in ambienti rurali, cercando di (ri)trovare quello che possono, di ricordare i rituali delle donne. Quelle donne hanno segnalato che i loro cicli mestruali si sono sincronizzati tra di loro e anche con la luna quando nulla interferisce. Le donne inoltre segnalano che la dieta condiziona non solo la gravidanza ma anche le mestruazioni. I centri di salute femministi hanno promosso per anni campagne di sostengo all’uso di spugne interne invece che i tamponi recentemente implicati nella “sindrome da shock tossico. Alla fine anche vivendo la vita stressante della città, ho provato quello che altre donne hanno consigliato. La mia vita è cambiata. Il cambiamento fisico è arrivato per primo. Ho imparato che il cibo processato industrialmente (cioè sviluppato dall’uomo) ci ha privato, da un punto di vista nutrizionale, degli elementi vivi presenti negli alimenti freschi e in quelli integrali, quelli che impediscono i crampi e la prostrazione durante le mestruazioni e che evitano le vampate di calore e la depressione durante la menopausa. La carenza di vitamine e minerali è stata ben documentate da una rivista popolare sulla salute, Prevention[18], la scomparsa del malessere mestruale con l’uso d’integratori di calcio e dolomite o riducendo l’assunzione di sale. Per altre, inclusa me, la soluzione ai forti dolori dei crampi è stata la vitamina E, presa quotidianamente insieme a una dieta fatta di pane con grano integrale, lievito di birra e cereali che avevano ancora le loro cellule intatte e piene di vitamine B.

Nel “pane e le rose”, prima il pane…

Le principesse dei tempi remoti sarebbero furiose se vedessero quello che è successo ai loro pani e cibi sacri, se potessero vedere come la rimozione degli elementi vitali dalla farina per darle una scadenza più lunga ha portato tante donne a credere che le loro mestruazioni siano veramente una “maledizione” arrivata da un universo o Dio vendicativo. Altrimenti perché qualcosa di così naturale farebbe così male? Non lo fa. I miei dolori mestruali (venticinque anni di dolori) erano a malapena tollerabili dopo il consumo di una dozzina di Midol o sostanze invalidanti simili al giorno, più il lavoro perso, il rimanere fusa per tre giorni, cercando di dormine nei momenti peggiori della mia miseria periodica. Se nessun altro aveva “maledetto” il mio ciclo, io di sicuro l’ho fatto. Credevo che le mestruazioni fossero una prova di durata progettata per farmi perdere me stessa. Ora, dopo aver scoperto da altre donne tre anni fa che il mio problema non ero io ma era la bassa qualità del pane, inizio a mangiare diversamente e amo il mio ciclo. Di tanto in tanto ho bisogno di un’aspirina, ma la maggior parte delle volte non prendo nulla, faccio solo lunghi bagni. Cerco di passare del tempo da sola perché mi sento piacevolmente introversa e un po’ fuori ( o dentro) lo spazio. Anche altre donne sono alla ricerca del loro proprio isolamento.[19] Spesso questo stato include forti emozioni e un senso di rinnovata pienezza verso la vita e i suoi fini, rispetto di sé, buona volontà e gentilezza verso altri esseri.

… e poi le rose rosse

Vedo la luna con nuovi occhi, ascolto la parola “tempio” con un intendimento crescente. Ascolto storie di donne che di nuovo bevono il loro sangue, o lo danno alle loro piante come facevano le donne del passato. Conosco donne che stanno cercando di scoprire di nuovo o ricostruire gli antichi rituali. o di crearne di nuovi, oppure osano sfidare le finzioni patriarcali che escludono le donne. Un’amica che vive di un reddito limitato (come molte donne) mi dice che sua figlia di undici anni si avvicina al menarca e lei sta programmando di farle una festa speciale. Ha invitato tutte le donne, di ogni età, che conoscono sua figlia e ciascuna deve portare un regalo. “Che regalo?” le chiedo. “Porta quello che avresti voluto ricevere in quella stessa occasione della tua vita”. Mi vien voglia di piangere e decido di fare un regalo di grandi proporzioni, importante… sono colta dal desiderio di chiamare le altre donne e spronarle: facciamo in modo che quest’occasione conti. Come dovrebbero essere i nostri regali?, mi chiedo. Cosa potrei regalarle per aiutarla a far rinascere le sue competenze, e le nostre, e prevenire ulteriori erosioni dei nostri poteri? Come evitare che venga sacrificata, come far in modo che non voglia mai negare il suo corpo, o usare il deodorante, smettere di mestruare, alterare se stessa per quello che le voci patriarcali chiameranno “progresso”, “tecnologia avanzata”, “efficienza” o “necessità industriale”? Il mondo del lavoro salariato è stato per lungo tempo costruito intorno al calendario solare con atteggiamenti patriarcali conseguenti verso le mestruazioni, il parto, la gravidanza, la cura della prole, e prodotti mestruali, indicazioni e interventi decisi dai maschi. La tecnologia patriarcale e l’imitazione dell’utero continueranno a tentare di usurpare, eliminare o sostituire le funzioni del corpo femminile dell’allattamento al seno, la nascita e le mestruazioni. Sono delle imitazioni temporanee della magia femminile, e noi le combatteremo, le incasseremo e sopravviveremo a esse. Alla fine invertiremo il patriarcato e ridistribuiremo il potere e il controllo. Ma nel frattempo, mentre le macchinazioni continuano, esse angosciano le nostre vite. Desidero che la figlia della mia amica sia saggia ed eviti le tante trappole, e desidero non solo che riprenda il controllo sul suo corpo ma che recuperi anche una quota della ricchezza culturale che la sua storia ha dato all’umanità. Avere il controllo dei poteri del pane e delle rose significa per le donne riacquisire il controllo scientifico, specialmente nelle aree di potere che le donne hanno sviluppato e da cui sono state escluse – nelle scienze, nella matematica, architettura, ingegneria, fisica, chimica, guarigione, filosofia, giustizia, distribuzione di beni, e nell’interpretazione di riti ecologici, religiosi, etici. estetici. Rivolgiamo lo sguardo alla luna. Di nuovo.


[1] Non letteralmente nel senso di fare mele ma metaforicamente, poiché si ipotizza che l’albero di Asherah fosse in realtà una pianta di cannabis. https://tokinwoman.blogspot.com/2015/06/asherah-tree-of-life.html [N.d.T.]. [2] Erich Neumann, The Great Mother (PrincetonUniversity Press, New York 1955), p 31; in italiano, La grande madre. [3] Rosemary J. Dudley, “She Who Bleeds, Yet Does Not Die”, in Heresis, n° 5, p. 114. [4] Sun days in inglese Domeniche, giorni del Signore in italiano [N.d.T.]. [5] Ibid., p. 112. [6] Dudley, op. cit. p. 112. [7] Shuttle e Redgrove, op. cit. p. 178. [8] Cwen dal protogermanico regina donna quim  genitali femminili, vagina , gens  proto-indoeuropeo  génh, tis nascita produzione   yomi in giapponese il mondo di sotto,  gyne dal greco antico γυνή gune  donna , combe, cwm dal proto celtico /antico inglese valle, avvallamento gana, jani, yoni  sanskrito per vulva o vagina [N.d.T.]. [9] Womb utero dall’inglese medio wombe, wambe, dall’inglese antico womb, wamb (pancia, stomaco, intestino, cuore, grembo, ventre, cavo), dal protogermanico wambō (pancia, stomaco, addome) [N.d.T.].  [10] Lawrence Durdin-Robertson, Communion with the Goddess (Cesara Publications, Clonegal, Enniscorthy 1978 – Eire) p. 41. [11] Lawrence Durdin-Robertson, The Cult of the Goddess (Cesara Publications, Clonegal, Enniscorthy 1974 – Eire) pp. 22-23. [12] Lawrence, Durdin-Robertson, The Goddesses of Chaldea, Syria and Egypt (Cesara Publications, Clonegal, Enniscorthy 1975 – Eire), p.215. Charis (/ˈkeɪrɪs/; Greco Antico: Χάρις “grazia, gentilezza, e vita”) è una delle tre Grazie. Charis è conosciuta come  Bellezza o Aglaia, l’Ornamento ovvero lo Splendore, oltre a Eufrosine, la Gioia o la Letizia Talia, la Pienezza ovvero la Prosperità e Portatrice di fiori. [N.d.T.]. [13] Paula Weideger, Menstruation and Menopause (Dell Publishing, New York 1977), p.115. In italiano Mestruazioni e menopausa. [14] Ibid., p. 116. [15] Ibid., p. 117. [16] B. Z. Goldberg,The Sacred Fire (The Citadel Press, Secaucus 1974 – New Jersey) p. 167. [17] Prick (pene); to prick (pungere) [N.d.T.]. [18] Prevention Magazine (Rodale Publishing Company, Emmaus – Pennsylvania). [19] Ruth Mountaingrove, “Menstruation: Body and Spriti” in Woman-Spirit, vol.2, n° 8, estate 1976, p. 64. Vedere anche Mary Beth Edelson, Blood Power Stories, 1973.

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