Nonsolocalcio

… e palla al centro

Riuscirà l’autonomia femminile a passare l’inverno sotto i gelidi colpi di vento del modernismo liberale che lo assalgono da ogni dove? Secondo me, serve proprio una bella Pillola concezionale che sia in grado di operare una guarigione e ripristinare la nostra capacità di ragionare. Tante, troppe sono le donne che si strappano le vesti e aprono la bocca in fiumi di parole dietro l’ennesimo eroe sciupafemmine, nel senso vero del termine. Retaggio del lamento funebre, che voleva le donne a piangere gli eroi?

Beh, dato che il momento è propizio e senz’altro l’argomento interessa, parliamo di …calcio.

Il gioco della palla non nasce con la FIFA, né per riscattare popolazioni di persone infelici, gettate nella valle di lacrime dai patriarchi. ma…

Ecco come ne parla Heide Goettner Abendroth alle pagine 326 e 327 di Le società matriarcali. Studi sulle culture indigene del mondo: “Le culture aruache erano, senza alcun dubbio, estremamente evolute: tra le testimonianze archeologiche si annoverano costruzioni megalitiche, ma anche ceramiche artistiche, le cui fogge riproducono forme animali e umane. … in tutti i loro territori sono state trovate costruzioni megalitiche estremamente raffinate. […] I “campi per il gioco della palla”, trovati in tutti i loro stanziamenti, ne sono l’esempio più sorprendente. Si tratta di campi rettangolari, a volte lunghi quanto strade, circondati da pietre in posizione verticale (tavole e menhir), su cui sono incisi petroglifi simili a quelli ritrovati nelle pietre tombali megalitiche e nelle caverne. I campi, a volte, possono essere anche tondi, oppure ovali. Presentano una straordinaria somiglianza con i marae, o templi all’aperto, dei Polinesiani del Pacifico. Tutti questi luoghi sono spazi cerimoniali, e i “giochi della palla”, a cui sono associati, rivestono un significato politico e religioso. Gli archeologi hanno trovato sfere di pietra perfettamente rotonde alte quanto una persona. Anche nell’America centrale le culture indigene avevano famigliarità con i campi e il gioco della palla (per esempio gli Aztechi del Messico). Giocavano con una grande palla fatta di gomma, fibra e cotone; era un gioco di vita o di morte, in cui il capitano della squadra vincente veniva ucciso in una cerimonia sacrificale. Anche gli Aruachi erano soliti giocare con una palla di gomma sui loro campi cerimoniali. Le popolazioni vicine non avevano un gioco simile.

Come potrebbe essere interpretato il gioco della palla? Da un punto di vista politico lo scopo era probabilmente quello di allentare le ostilità e sedare i conflitti tra le diverse comunità, o i diversi popoli. Il significato spirituale è associato al simbolico racchiuso nella stessa palla: un simbolo del destino, della luna o dell’intero universo? Non possiamo sapere cosa significasse in un contesto matriarcale, ma sono pronta a scommettere che era associato a una divinità femminile. La prova indiretta è data dal fatto che, presso i posteriori e patriarcali Aztechi, la palla simboleggiava il viaggio ciclico del dio sole nell’aldilà prima di risalire nel cielo.”

Chissà se i giochi da cui si fa ufficialmente risalire il calcio – il kemari, praticato nell’XI secolo a.C. in Giappone o il Cuju (Ts’u-Chü) cinese del III-II secolo a.C. – avevano già preso la forma del calcio moderno o ancora fungevano da cerimonie sacre con il doppio intento di esprimere una cultura e pacificare gli spiriti?

La sua storia poi prosegue, toccando tutti i passaggi di palla che hanno permesso che diventasse quel gioco cruento dove si confrontano le maschie abilità – solo di recente lo possono giocare anche le donne, anche se comunque sono i calciatori i significanti di questo sport.

E per rimanere in tema, mie care signore: attente agli autogol !

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