Noi e le streghe

traduzione di Luisa Vicinelli

Oggi, 24 febbraio 2021, giorno pagano della memoria. Mi è venuto in mente il romanzo storico-politico di una femminista. Lei è Robin Morgan, poeta e autrice tra gli altri dei saggi Sisterhood is powerful e Il demone amante. Sessualità del femminismo.

Il romanzo invece si intitola Il tempo dei roghi. Partendo dalla vicenda documenta di uno dei primi processi dell’Inquisizione avvenuto in Irlanda, dopo che Papa Giovanni XXII nel 1320 aveva aggiunto la stregoneria alla lista delle eresie condannate dalla chiesa cattolica, Robin Morgan scrive di un mondo in cui una donna fortunata ancora poteva godere di ampi spazi di libertà e potere, per affrontare dall’alto della sua sapienza e intelligenza il gretto prelato in preda a mille frustrazioni che sfoga su di lei la sua misoginia. Ma la storia si dipana soprattutto intorno alla presa di coscienza di Dame Alyce Kyteler che nell’affrontare il processo e poi la fuga insieme alle cultrici della Vecchia Religione a lei vicine e sottoposte, scopre i pericoli che un ordine gerarchico può causare a una società. La morale dal gusto anarchico è: non esiste un potere buono, soprattutto se fa di tutto per apparire tale.

Continuare a parlare di caccia alle streghe e ricordare le tante donne uccise dai tribunali di chiesa e stati nazionali uniti è già politica, soprattutto dopo che papa Wojtyla, con la scusa di voler chiedere scusa per le atrocità perpetrate dall’Inquisizione, ha celebrato nel 2004 la pubblicazione degli atti del Simposio Internazionale sull’Inquisizione che si era svolto in Vaticano dal 29 al 31 ottobre 1998. Gli Atti hanno permesso un mea culpa ridimensionato grazie a “una conoscenza esatta dei fatti… [potendo] collocare le mancanze rispetto alle esigenze evangeliche là dove esse effettivamente si trovano”, come ebbe a dire lo stesso Giovanni Paolo II. A fare da corollario assolutorio al riconteggio al ribasso del numero delle vittime “la mentalità dominante in una determina epoca”, necessaria per caversela per il rotto della papalina… nei secoli dei secoli.

Ecco invece alcune considerazioni che Robin Morgan fa alla fine del libro, in alcuni paragrafi della “Nota dell’autrice”. Per non dimenticare.

Il tempo dei roghi si basa su fatti storici. La vicenda di Alyce Kyteler e della sua congrega ci giunge dalle cronache del tempo, mostrandoci i tre elementi che si incontrano costantemente nella caccia alle streghe: lo sforzo di una religione di conquistatori di colonizzare, demonizzare ed estirpare i pre-esistenti, più antichi sistemi indigeni: la motivazione economica (dato che l’accusatore ha il suo tornaconto quando viene ricompensato con le proprietà dell’accusato); la misoginia – la paura e l’odio per la donna.
L’arrivo della cristianità in Irlanda intorno al XIV secolo d.C. fa nascere un singolare culto celtico-cristiano, un mix sincretico di cattolicesimo romano e di credenze pagane indigene praticato dalla maggior parte di quelli che si definivano cristiani. Non era cosa insolita nelle Isole britanniche: ancora all’inizio del XIV secolo il vescovo di Coventry ammetteva pubblicamente di praticare l’Antica Religione, detta The Craft. Per questo fu uno shock quando nel 1324 Dame Alyce Kyteler (a volte scritto Kettler, altre Kettle) venne accusata di eresia stregonesca – fu lei la prima persona in Irlanda a essere perseguitata perché seguace dell’antico culto. Le accuse formali vennero presentate dal vescovo Richard de Ledrede, un inglese dell’ordine dei francescani. Arrivò in Irlanda dalla Corte papale – che ebbe sede ad Avignone dal 1309 al 1378 – con la benedizione di papa Giovanni XXII, quello che firmò le bolle pontificie che davano mandato di istituire campagne inquisitorie contro la stregoneria e dichiarò eretica la dottrina di San Francesco sulla povertà di Cristo. La missione del vescovo de Ledrede era scovare il malefizio con i metodi dell’Inquisizione – che prevedevano anche l’uso della tortura per estorcere le confessioni e i nomi di altri adepti –, procedimento già in uso in Europa.
I contadini non ebbero praticamente scampo. Alyce Kyteler si. Lei e il vescovo si misurarono in una guerra quasi personale. Di tutti coloro che vennero accusati con lei, si conosce per certo solo il destino di due.
William Outlaw, il figlio che Alyce Kyteler ebbe dal suo primo marito, fu imprigionato per nove settimane e multato. Poi gli fu permesso di ricevere i sacramenti a condizione che si recasse in pellegrinaggio al santuario di San Tommaso a Canterbury e che sostenesse le spese per rifare il tetto della cattedrale di San Canizio – oggi Santa Maria – nella città di Kilkenny. (Gli abitanti della moderna Kilkenny ancora oggi ammiccano alla stregonesca ironia della sorte che volle che questa penitenza facesse collassare per la pesantezza il tetto, come descritto nel capitolo 17.)
Le fonti riportano anche che Petronilla de Meath, appartenente alla tenuta di Kyteler, venne frustata sei volte. Confessò di aver praticato la stregoneria e tutte le accuse che le erano state rivolte dal Tribunale del vescovo. Una volta certa che la fuga della Kyteler insieme a Sara (a volte menzionata nelle fonti come Sara Basilia), figlia della de Meath, fosse andata a buon fine, fece il nome della Kyteler – e solo della Kyteler – in qualità di complice.
Il tempo dei roghi nell’Europa continentale e nelle Isole britanniche durò circa 600 anni, con picchi nel XVI e XVII secolo ma persistette fino al XVIII inoltrato e per tutto l’“Illuminismo”. In Irlanda l’ultimo processo a una strega si tenne nel 1711, in Inghilterra nel 1717. Ma in Germania l’ultima persona accusata di stregoneria venne giustiziata nel 1775, in Spagna nel 1781, nella Svizzera protestante nel 1782. La cattolica Polonia bruciò la sua ultima strega più tardi, nel 1793 (l’anno in cui George Washington tenne la sua prima riunione di governo). Le battaglie politico-ideologiche tra la Riforma e la Controriforma alimentarono letteralmente le fiamme, con i protestanti freschi di conio che si misuravano con i cattolici su chi dava l’interpretazione più fondamentalista della Bibbia.
Il risultato fu una strage diffusa. Alcuni esempi in breve: nel 1482 a Costanza, città un tempo in territorio francese, furono bruciate 48 donne; nel 1507 a Calahorra, Spagna, 30; nel 1515 a Ginevra, Svizzera, vennero giustiziate 500 accusate di stregoneria; nel 1524 a Como, in Italia, vennero uccise 1000 persone; intorno al 1622 a Würzburg, Germania, 900; nel 1670 a Mora in Svezia furono giustiziate 70 donne e 15 bambini, e altri 136 minori di età dai nove ai sedici anni furono condannati a essere frustati tutti insieme davanti la porta della chiesa ogni giorno per un anno. In Germania durante il XVI secolo si videro streghe bruciate quasi ogni giorno; interi villaggi vennero “purificati” da donne, ragazze e gatti. Nel 1586 è stato scritto che in tutto il distretto della Renania solo due donne vennero lasciate in vita. Interi conventi furono messi all’indice e condannati per aver dato rifugio a “donne ribelli istruite”. Particolarmente sospetti erano i figli delle vittime, che soffrirono crudeltà indicibili: ancora nel 1754 Veronica Zerritsch in Germania fu obbligata a danzare sulle assi ancora calde su cui era stata appena giustiziata sua madre, per poi essere bruciata viva anche lei: aveva 13 anni. Alcuni studiosi, che si dedicarono alle persecuzioni avvenute tra il 1550 e il 1650 nel continente, indicano, seguendo il principio della prudenza, in 60.000 il numero delle bruciate e delle impiccate. Altri, mappando l’intero periodo di 600 anni di caccia alle streghe in Europa, stimano che tra gli otto e i nove milioni di persone furono massacrate. È impossibile saperlo con certezza. Sappiamo comunque che sebbene ci siano stati anche degli uomini accusati, torturati e uccisi, la stragrande maggioranza delle vittime erano donne e ragazze.

 
IL SÉ, L’IO, IL ME di Martina Santarsiero
olio su tela  50 x 70 

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