Non è solo arte

Heide Goettner-Abendroth ha di recente reso disponibile in inglese il testo The Dancing Goddess (ed. tedesca 1982). Nicoletta Cocchi ci mette a disposizione l’abstract dell’opera, scritto negli anni della sua scoperta degli Studi matriarcali moderni

THE DANCING GODDESS Principles of a Matriarchal Aestetic

In questo testo non ancora tradotto di Heide Goettner-Abendroth l’autrice fornisce un’analisi critica della storia dell’arte nel patriarcato, proponendosi di gettare le fondamenta di un’estetica matriarcale al di là delle dicotomie tra arte e vita, arte e spiritualità, arte e politica.
A differenza della consueta sequenza lineare delle epoche, Abendroth utilizza una prospettiva storica che privilegia la comparazione dei modelli e delle strutture sociali nelle loro variazioni, mettendo in discussione le origini ideologiche della storiografia al servizio delle forme sociali patriarcali. Rivelando un’epoca dell’umanità che è stata cancellata dalla conoscenza umana – l’età matriarcale sulla quale si è fondata la civiltà patriarcale successiva – , ci porta a conoscenza di una pratica sacrale dell’arte, intesa come processo collettivo di rigenerazione, un’esperienza comune a tutte le società arcaiche.
L’autrice analizza il passaggio che avviene nell’ VIII secolo a.C. con il dio patriarcale, Apollo, che impadronendosi del culto delle Muse, si afferma come unica guida e voce, usurpando alla grande dea e alle sue sacerdotesse della luna gli antichi rituali della trance poetica e della venerazione estatica.
Segue un’analisi interpretativa dell’arte femminile contemporanea, da Frida Khalo alla body art ad Adrienne Rich, passando per Robin Morgan e Colette. Infine, immagina un’arte-utopia matriarcale, una rappresentazione luni-solare che incorpori i contenuti degli antichi riti attraverso il recupero dei cicli stagionali, degli equinozi e dei solstizi. Un’arte magica, non di finzione, che interviene sulla realtà con l’aiuto di simboli per animarla, un processo energetico che porta a reincantare il mondo, cambiandolo. È la perpetuazione dell’esistenza nel ciclo di vita-morte-generazione, nel concatenamento di interconnessioni tra umano, non umano e cosmo. Uno spazio ontologico altro, una diversa contropratica sociale.