IL COGNOME MATERNO E “LA NORMA”*

di Iole Natoli

MATERMO1È esperienza comune che in Italia i figli vengono registrati all’anagrafe con il solo cognome paterno, se nati nel matrimonio o se riconosciuti contestualmente da madre e padre nel caso di genitori non sposati.

Su tale abuso perpetrato dallo Stato molte donne ancora oggi si astengono dal riflettere, senza accorgersi di rendersi complici in tal modo di un messaggio estremamente dannoso, che per questa via viene trasmesso all’infanzia. La patronimia, infatti, insegna ai maschi che solo essi possono dotare di riconoscibilità nominale la prole, quasi avessero essi soltanto la dignità sociale sufficiente per farlo. Alle femmine trasmette, per converso, un messaggio di inferiorità manifesta, una sorta di incapacità giuridica che vieta loro di soddisfare la necessità del figlio di essere dotato di un cognome, mediante il quale strutturare la propria identità personale ai propri occhi e a quelli del mondo, dichiarando la propria area familiare di appartenenza.

Ma sulla base di quale presupposto le società patriarcali hanno operato tale stravolgimento di ogni logica che si basi sui fatti di natura, ai quali invece strettamente si attengono le società matriarcali viventi che ancora adottano la matrilinearità del cognome?

La psicoanalisi ha costruito un castello intorno alla supposta “invidia del pene” patita dalle donne. Ci tocca dunque impegnarci per ristabilire il vero, perché è dall’invidia dell’utero patita dagli uomini che ha preso storicamente le mosse la pretesa di cancellare dall’ufficialità legale e quotidiana la generatività femminile, per affermare esclusivamente la generatività maschile, gestita peraltro nei secoli come possesso della donna e dei figli, attitudine acquisita e tramandata al punto che anche oggi la ritroviamo come radice primaria di ogni sorta di violenza sulle donne e persino sui figli, spesso ridotti a oggetto di mera proprietà personale da poter disinvoltamente distruggere. È qualcosa cui i maschi vengono allenati dal complesso di consuetudini e leggi dello Stato e non per una propria iniziativa. Da questo punto di vista, lo Stato è colpevole doppiamente: nei confronti delle donne che candida a vittime, a diversi livelli di gravità, e nei confronti degli uomini che incentiva a costruirsi un’identità personale anaffettiva, maturata all’insegna del potere.

Dall’identificazione sociale con la madre e col gruppo familiare materno, la figlia e il figlio alla nascita sono esclusi. Certo, esiste anche la possibilità che i genitori richiedano al Prefetto del comune di nascita o di residenza che venga aggiunto il cognome materno a quello paterno già acquisito, ma questo avviene in tempi successivi e non senza richieste specifiche e pratiche varie; è qualcosa che viene graziosamente “accordato” e non riconosciuto come diritto. Per di più è solo possibile aggiungere il cognome materno in seconda posizione e mai chiedere che venga anteposto o sostituito al paterno; c’è il rischio che il cognome paterno ne sia offeso, anche nel caso in cui questo o quel padre non nutra un sentimento di tal tipo.

La questione del cognome materno assente ha un valore simbolico pregnante. La soppressione della genealogia femminile è stata manifestamente, nei secoli, mezzo di cancellazione e di isolamento della donna, di appropriazione della sua filiazione, di esplotazione del corpo femminile. Ancora oggi di tutto questo ha le tracce.

È sufficiente che fin dalla primissima età i bambini percepiscano come “inferiori” in dignità sociale le bambine, che apprendano a considerare la donna come “strumento” della loro genealogia e della loro supremazia familiare espressa attraverso il cognome paterno, perché ogni altra discriminazione sessuale veicolata dall’ambiente sociale si aggreghi a questa prima radice nell’inconscio, alimenti il bubbone sessista e passi nei casi peggiori dalla semplice soppressione simbolica, riconosciuta come “lecita” dallo Stato, all’eliminazione concreta della donna che alla cancellazione della propria soggettività si ribelli.

Lungo sarebbe ripercorre qui le varie fasi che dal 1979 a oggi hanno visto succedersi scritti, azioni giudiziarie e proposte di legge per ottenere una modifica del sistema. Ne ho scritto in abbondanza nei miei blog, a cui rimando per le informazioni al riguardo.

Voglio invece porre in luce una cosa. Fin dal mio primo scritto sull’argomento son partita dall’individuazione del nesso tra soppressione simbolica e soppressione reale delle donne, da me individuato. Sulla base di questo problema ho elaborato diversi progetti, via via sempre più affinati, che differivano radicalmente dalle soluzioni che intanto venivano proposte e mai discusse in Parlamento. Al mio punto di partenza di tipo antropologico e socio-educativo, le e i parlamentari – che dei miei scritti e delle mie proposte provvedevo ripetutamente a informare – hanno sempre contrapposto una visione vagamente applicativa di istanze espresse da organismi internazionali e soprattutto mediata dallo status quo, ovvero dalla normativa esistente, cosicché ogni modifica veniva pensata nell’ottica di non disturbare troppo il sistema patriarcale corrente.

Allo stato attuale, dopo la sentenza della Corte Europea di Strasburgo del gennaio del 2014 e dopo alcuni tentativi mal riusciti, è stato finalmente approvato alla Camera il Ddl 360, che prevede che i genitori attribuiscano al figlio un cognome soltanto, materno o paterno, oppure uno di entrambi generando così un doppio cognome. In merito all’ordine dei due cognomi, il Ddl postula la possibilità del disaccordo risolvendo con l’ordine alfabetico ciò che per imperizia o superficialità concettuale ha introdotto (cioè il disaccordo stesso).

Questa proposta appare ancora legata allo schema patriarcale sia perché accetta di disconoscere le differenze donna-uomo stabilendo una parità solo postuma all’azzeramento di queste, sia perché accetta di ignorare che la vicinanza relazionale della prole è esclusivamente con la madre alla nascita, sia perché non conferisce a figlie e figli maggiorenni libertà di modifica sufficiente del o dei cognomi avuti (è previsto soltanto che chi non lo ha possa aggiungere il cognome materno). Malgrado ciò ho ritenuto personalmente di appoggiarla, affinché si esca in qualche modo dallo stallo attuale.

Ciò non toglie che una legge più idonea sia possibile, una soluzione che parta proprio dalla relazione esclusiva e bilaterale madre-figlio, quale esiste all’atto della nascita, e che pertanto postuli quale regola base un doppio cognome con priorità del cognome materno seguito dal paterno, salvo diverso accordo dei genitori sull’ordine o sul numero dei cognomi (due, uno per ciascun genitore, oppure uno, della madre o del padre). È un capovolgimento di prospettiva, un invito ad assecondare la natura e a insegnarne alla prole il rispetto, un pensare ad accordi e non a disaccordi, dato che non essendoci la possibilità di modifica se non in caso di accordo diverso, viene meno ogni pressione prevaricatrice, atta a cancellare la relazione del figlio con la madre e a negare contemporaneamente la specifica generatività della donna.

Se la legge già approvata alla Camera supererà il vaglio del Senato, potremo presentare una proposta di legge di iniziativa popolare per ottenerne una modifica migliorativa. Se invece verrà respinta o se dovesse non venire discussa sino allo scadere della legislatura, potremo presentare ugualmente la proposta all’avvio della nuova, cercando di crearle un appoggio concreto in Parlamento.

Perché risultino più chiare le caratteristiche della proposta parlamentare al Senato e di quella da me proposta, indico due link sottostanti.

La Camera approva un Ddl in materia di cognome dei coniugi e dei figli / Un compromesso per uscire dal nulla. http://cognomematernoitalia.blogspot.it/2014/09/politica-la-camera-approva-un-ddl-in.html

Furto dell’Identità Femminile nelle società patriarcali e Cognome Materno               http://cognomematernoitalia.blogspot.it/2014/11/societa-furto-dellidentita-femminile.html

*Intervento presentato nella sessione: IDEE E PROGETTI DI CAMBIAMENTO MATRIARCALE, durante il convegno MATRIARCATI DEL MONDO: ALTRE DIMENSIONI DEL PRESENTE – Bologna 11/12 ottobre 2014

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