La materia sapiente del relativo plurale: una teoria vecchia di vent’anni

La_materia_sapiente_del_relativo_plurale_CoverIn un’epoca in cui tutto ciò che ci circonda diventa obsoleto in men che non si dica,il testo di Daniela Pellegrini  sancisce la superiorità della riflessione puntuale e profonda sulla modernità. Un pensiero di donna ancorato in un corpo che osserva e ragiona, e non si lascia sedurre dall’onanismo delle filosofie maschili e anche da quello di alcune filosofie che si dicono femministe. Il legame indissolubile che inchioda la teoria alla pratica non fa sconti nemmeno a quel simbolico così caro al femminismo italiano. La voce della materia donna non subisce fascinazioni, ma affascina chi ritiene che quella dell’autenticità sia la strada da seguire se vogliamo “liberarci della bestia” e “uscire da una cultura del cazzo”, come l’autrice ci esortava a fare nel suo libro precedente. Ma se qui la denuncia del disastro patriarcale la faceva da padrona, ne La materia pensante è l’analisi che prende il sopravvento e ci consegna uno dei trattati femministi più significativi degli ultimi anni. Il discorso su una possibile alternativa al Due imposto dal patriarcato si dipana in un’esposizione dal ritmo serrato che spazia dalla preistoria all’oggi, prendendo in esame  i fattori sociali, psichici, storici che hanno determinato la supremazia di un ordine maschile a discapito non solo delle donne, ma della specie tutta. I meccanismi che mantengono indissolubilmente legati  i due sessi  nella disastrosa corsa verso la catastrofe assumono una sorta di tangibilità e acquistano dimensione di realtà, sembra quasi di poterli spazzar via con una mano. Le ragioni profonde della situazione che in primis le donne e a seguire tutti gli esseri viventi subiscono da quando si è affermato il patriarcato ti entrano nella carne: come per incanto spariscono gli interrogativi e le incertezze che hanno ci hanno ammorbato dopo lo sfilacciamento del  movimento delle donne (che Pellegrini esorta a tornare a chiamare in questo modo perché di più ampio respiro e plurale perfino dei “tanti” femminismi esistenti ). Riconsegnando alla materia, che per Pellegrini  è la donnità che accumuna tutti, il suo ruolo di guida razionale della vita tutta ci conduce senza tentennamenti al luogo terzo, indiscutibilmente altro dal due patriarcale, come indiscutibilmente Altro sono le donne, soprattutto quando insieme riprendono quel percorso di autenticità iniziato negli anni  ’70 con l’autocoscienza. Perché, dice Pellegrini, è ancora oggi lo strumento più potente che abbiamo, insieme al separatismo. Allora la materia si incastra, si separa e si dispiega come un frattale, che è sia essenza che funzionamento: è la matrice che si rivela in tutta la sua potenza liberandosi dalle pietre sedimentate in secoli di dominio maschile. Il potere e il denaro che tanto la fanno da padrone perdono la loro forza e permettono la nascita di una specie sapiens di pratiche e pensiero.

Questa  teoria vecchia di vent’anni  cui la sola cosa che è mancata è stato l’ascolto, nonostante le tante prese di parola dell’autrice sui pericoli che il movimento delle donne e il suo pensiero ha corso dalla sua nascita ad oggi, prorompe in tutta la sua forza, consegnandoci in un sol colpo le pratiche, le discussioni, le riflessioni che l’hanno determinata, perché il pensiero stesso è materia fuori dal bluff patriarcale che lo annebbia e lo complica. Diversi paragrafi sono dedicati allo svelamento di come funziona il bluff, perché è necessario agli uomini e quali sono i trabocchetti in cui cadiamo e perché. Il libro, fondamentale per la proposta/teoria che espone, ci regala anche una lettura del presente, delle “nuove” correnti di pensiero, mostrando come siano in realtà l’ennesima vecchia mossa patriarcale a favore della sua stessa sopravvivenza. È la consapevolezza di sé che fa da guida nei meandri delle proposte più bizzarre dal sapore innovativo, consapevolezza del limite e responsabilità verso la vita. La fascinazione del maschile è sempre in agguato sulla strada della nostra centratura, ma se in Liberiamoci della bestia  questa veniva addotta come causa della non totale consapevolezza femminile, nella Materia sapiente l’autrice ci accompagna passo passo a vedere come si dispiega in ciascuna e tutte noi, perché è difficile individuarla legata com’è anche al nostro essere materia accudente. Capitoli interessantissimi sono anche quelli che prendono in esame la riproduzione della specie, sollecitando tutte a non lasciare che un episodio circoscritto nella nostra vita diventi il veicolo per imporre la dualità a ogni espressione del nostro esistere. L’apertura al maschio è un atto dovuto, ma non necessario, per una materia/donnità che vede e si assume la responsabilità della vita su questo pianeta: testimonia della lucidità di vedere quello saprà fare per discostarsi dal sistema necrofilo che ha messo in atto. E dopo 4000 anni passati a guardare, con questo libro ci viene offerta di nuovo la possibilità di vedere e un invito a farlo insieme. Non perdiamola.

Luisa Vicinelli

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La razionalità femminile, una possibilità di cambiare il mondo e ritrovare la via della saggezza vitale

Pubblico l’introduzione al libro Il corpo pensa di Angela Giuffrida: come la differenza può fare la differenza. Dopo i primi due incontri con l’autrice ne abbiamo programmato un altro il 9 dicembre, sempre ad Armonie. Dalla domenica successiva partirà il gruppo di studio aperto a chi ha partecipato agli incontri precedenti. Buona lettura.

I N T R O D U Z I O N E

Il motivo principale che mi ha spinta a scrivere questo saggio è l’incapacità sempre crescente – divenuta col tempo una vera e propria forma di idiosincrasia – di accettare la gratuità delle sofferenze e dei lutti imposti dal governo dei padri, il progressivo livellamento verso il basso che produce un generale ottundimento delle facoltà mentali della specie, la conseguente vanificazione delle enormi fatiche che il processo di civilizzazione e il sostegno alla vita hanno richiesto e richiedono alle madri, lo svilimento e la cancellazione dello splendido lavoro che l’evoluzione naturale ha compiuto, affaticandosi per milioni e milioni di anni. Non trovo giusto che tutto vada perso solo perché la componente maschile della specie non riesce ad accettare il suo posto nell’ordine naturale e ha scelto la strada della rivolta insensata contro la madre e la natura, seminando distruzione e morte e mettendo in pericolo la vita stessa sul pianeta. La gravità della situazione richiede non solo una rigorosa mancanza di illusioni, ma una chiarezza e un’aderenza al concreto assolutamente irrinunciabili se si vuole frenare la folle corsa verso l’autodistruzione.

Essendo alquanto differenti le esperienze che uomini e donne fanno nel mondo, diverso è il percorso evolutivo seguito lungo la loro storia; la centralità della sua posizione e la responsabilità di protrarre la vita e di sostenerla, hanno permesso alla donna di sviluppare una mente contenitiva, incline a connettere e costruire, mentre la sua collocazione ha consentito all’uomo una visione parziale del mondo e di sé. La diversità dei punti di vista con cui donne e uomini intenzionano il mondo ha una pesante ricaduta sull’organizzazione delle comunità e sulla natura stessa, per cui il nodo della differenza fra i sessi prima o poi verrà al pettine e bisognerà scioglierlo. La gravità della crisi in atto, che oscura il futuro di tutte e tutti, ci obbliga ad affrontare subito il problema, con decisione e fermezza, non essendo possibili ulteriori giri di valzer. La necessità e l’urgenza di porre un freno alla dissennata politica maschile costringono a fare un confronto, altrimenti impossibile ed inutile, fra la mente della madre e quella del figlio, confronto che può risultare spietato per la sua estrema chiarezza e che verrà presumibilmente scambiato per una dichiarazione di guerra. Purtroppo la guerra l’hanno dichiarata i figli alle madri e la fanno ormai da millenni, usando tutti  e i più spregevoli mezzi, mentre la salda aderenza al concreto vuole essere, ed è, il necessario avvio al superamento di qualsiasi guerra. L’arroganza e la prepotenza maschili, in uno all’incapacità di gestire in modo razionale le comunità, esigono una risposta rigorosa e un severo richiamo alla realtà; non l’astio, né la rabbia, che pure sarebbero giustificati vista l’odiosità dei crimini commessi dai figli contro le madri, ma l’esigenza di salvare loro e noi da un sicuro destino di morte, impone la massima chiarezza.

Non si tratta della riproposizione della dicotomia uomo-donna né del rovesciamento della vecchia gerarchia, perché il rapporto fra i due sessi non è simmetrico: essendo una parte della madre, infatti, il figlio è integrato  nella sua mente. Se non fosse che opposizione, gerarchizzazione, omologazione della diversità sono i cardini di ogni androcrazia, non ci sarebbe bisogno di sottolineare la differenza femminile. Certo la valorizzazione delle qualità femminili può sembrare eccessiva e di parte, ma gli uomini si sono spinti troppo oltre nell’opera di deprezzamento della donna, rendendo inevitabile il ricorso all’opposta opera di rivalutazione, peraltro doverosa se si vuole che la specie riprenda la sua evoluzione culturale, interrotta dall’avvento del patriarcato. Rafforzare l’autostima della donna non è d’altronde un’operazione menzognera, perché le donne hanno sviluppato davvero le straordinarie qualità che distanziano la nostra specie dalle altre, e non è nemmeno un’operazione manichea perché non si vuole attribuire loro la perfezione, si tratta soltanto di riconoscere che la loro “soglia di inciviltà” è molto più alta di quella maschile, riuscendo difficile alle donne prevaricare ed uccidere, pressoché impossibile godere della sofferenza altrui. Solo riacquistando la fiducia in se stessa la donna potrà trovare la forza di rendere visibile la sua centralità, pretendendo il dovuto rispetto, perché non è sensato né giusto che la madre debba pregare il figlio, che esiste grazie a lei, di lasciarla vivere e che debba aspettarsi da lui il permesso di occupare un posticino in quelle comunità che senza di lei semplicemente non ci sarebbero; solo recuperando la coscienza del proprio valore potrà ridimensionare il pensiero dominante, impostosi come l’unico possibile, mostrando come la cultura maschile sia inadeguata e invecchiata; solo acquisendo la consapevolezza dei caratteri specifici della sua mente potrà ricomporre il reale in unità, recuperando la dimensione organica.

Il peccato originale della cultura maschile è aver scorporato la mente; “sfrattata” dal corpo la mente è divenuta un oggetto misterioso di cui non si sa né cosa sia né da dove provenga. Alleggerendola della massa corporea, pesante e opaca, il maschio ha potuto presentare la sua mente come superiore a quella femminile e attribuire a quest’ultima i caratteri di aggressività e violenza addirittura in misura maggiore che alla propria. Ma il lato oscuro dell’uomo non è poi così oscuro se la mente viene riportata nella sua sede; connessa al corpo la mente acquista significato e le sue facoltà, legate alle facoltà del corpo, trovano senso e giustificazione. L’inestricabilità di corpo e mente è la tesi centrale di questo saggio. L’unità di soma e psiche si può cogliere nella derivazione della forma del pensiero dalla forma e dall’esperienza del corpo e della razionalità dallo sviluppo intelligente dell’affettività;   l’autonomizzazione della mente dal corpo risulta così fallace, mentre viene rovesciata la tesi secondo cui l’affettività è antitetica alla razionalità. Scaturita dagli studi filosofici, la tesi è stata confermata clamorosamente dalle ricerche biologiche, ma trova riscontro anche in altre scienze, quali antropologia, psicologia, sociologia, mentre un sostegno forte viene dalla storia. Come si vede i conti tornano da qualunque parte si guardi. Nel libro i vari piani sono intrecciati in un discorso continuo, dove trovano posto sia la filosofia che la scienza, la storia come la cronaca, la politica come l’esperienza personale e gli argomenti vengono più volte ripresi per evidenziarne aspetti diversi e diverse sfaccettature. Da numerosi studi di altre autrici e autori vengono tratti e riportati stralci talora piuttosto ampi, come nel caso delle ricerche sul dimorfismo cerebrale e sul cosiddetto cervello chimico, perché sostengono in modo a volte autoevidente le mie tesi, anche quando sembrano opporsi ad esse.

La carica rivoluzionaria delle proposte avanzate non può essere colta nella sua pienezza se non si esce dai paradigmi interpretativi maschili che, essendo stati imposti come universali, informano anche i pensieri e i discorsi delle donne; ma siccome i meccanismi della mente maschile sono stati individuati e descritti più volte nel testo e il logos femminile è ridondante rispetto ad essi, non dovrebbe essere troppo difficile prendere le distanze, adottando un atteggiamento sorvegliato anche verso di sé. Del resto ne vale la pena poiché, inaugurando un nuovo stile di pensiero di tipo organicistico ed inclusivo, capace cioè di cogliere l’unitarietà del reale senza cancellare la singolarità e la differenza, si apre davanti ai nostri occhi un campo sterminato di ricerca che, concentrandosi sui legami e sui nessi anziché sulle lacerazioni e le opposizioni, impegnerà la specie ad organizzare la propria vita su altre basi.

Movimento delle donne… avanti tutta!

Care tutte,
vi invitiamo a partecipare alla serie di incontri dal titolo

DONNE E PERCORSI DI AUTENTICITÀ

che si svolgeranno alla CASADONNE di MILANO, via Marsala 8, con cadenza mensile a partire da sabato 2 dicembre 2017.
leonesse
Pensiamo che i tempi lo richiedano più che mai: la difformità dei contenuti e degli obbiettivi che hanno determinato e mantenuto il frazionamento delle donne in diversi gruppi, tutti nominati come femminismi, necessitano di una sintesi che smentisca e colmi le distanze tra loro.
Sono voluti e organizzati dal gruppo di Autocoscienza che fa capo a Daniela Pellegrini, per fare in modo che le singole donne e le varie realtà del movimento possano incontrarsi e che la loro passione femminista contagi altre e altre ancora. A partire da noi, dai nostri percorsi di consapevolezza e dalle nostre analisi.

Abbiamo scelto di iniziare dal senso e dalla validità dell’AUTOCOSCIENZA e del SEPARATISMO delle origini, per capire cosa ne ha determinato l’abbandono e perché attualmente suscitino resistenza e sottovalutazione (primi due appuntamenti).
Il terzo tema da affrontare riguarda lo svelamento del patriarcato a partire dalle sue origini corporee e simboliche, e dalle sue messe in atto in questo preciso momento storico.

Vogliamo ricominciare a porci quelle domande radicali abbandonate da troppo tempo, vogliamo ribadire la necessità di un movimento delle donne diffuso in grado di rovesciare assunti accettati acriticamente e di offrire nuove e più stimolanti prospettive.

Vogliamo incontrarci/vi:

     Perché riteniamo che resistere e/o omologarsi siano entrambe reazioni obbligate da un sistema esistente, mentre ci piacerebbe spostare l’azione sul piano di un cambiamento collettivo e concreto.
Perché pensiamo che la riflessione politica collettiva, con un approccio non vittimista ma critico, non ideologico ma attento alle proprie radici a iniziare dalle proprie pratiche di consapevolezza, sia lo strumento più utile ed efficace per pensare, progettare e cominciare a praticare il cambiamento.
Per non ‘perderci più di vista’, per riaffermare la nostra autonomia di sguardo sul mondo e sul patriarcato, per tirare le possibili conclusioni del nostro pensare e agire… e per mettere al mondo una nostra parola che sia trasmissibile.

1° INCONTRO    Sabato 2 dicembre 2017        h.14,30-19

SAPERE DI SÉ E RICONOSCERSI
La pratica dell’autocoscienza dal privato al politico

Perché questa pratica di svelamento in forma personale e collettiva è stata abbandonata?
Testimonianza e conversazioni con le presenti.

Per chi volesse saperne di più ecco il link all’intervista a Daniela Pellegrini, fatta dalla Coordinamenta femminista e lesbica di Roma, che ringraziamo anche per lo sbobinamento (versione audio)

 A seguire programma completo.

Bologna 13/14/15 ottobre Festival della rivoluzione delle donne kurde

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Festival della rivoluzione delle donne kurde

Il festival che si svolgerà a Bologna dal 13 al 15 ottobre presso l’ associazioneArmonie  in via Emilia Levante, 138 vuole essere un incontro per conoscere e approfondire insieme alcuni aspetti della rivoluzione delle donne, unica e mai vista prima, che in vaste zone del Medio Oriente colpite da guerre cruentissime, sta strappando giorno dopo giorno potere al patriarcato. Le radici di questa rivoluzione sono molto profonde e antiche, fanno riferimento alle società matriarcali del periodo neolitico che sono nate in Mesopotamia e che sono ancora vive oggi in diversi ambiti: possiamo rintracciarle concretamente nelle più svariate forme di resistenza che le donne curde stanno mettendo in atto per affermare il proprio bisogno di vivere in libertà.
Il programma del festival si divide ogni giorno in tre momenti diversi, il primo fatto di incontri strutturati, con approfondimento teorico e discussione, che desideriamo rivolgere solo alle donne. Poi ci sarà una cena collettiva e a seguire la proiezione dei film: questi due momenti sono aperti. Invitiamo quindi tutte le donne che vogliono sostenere questa rivoluzione a partecipare agli incontri e tutti e tutte al festival. In particolare chi volesse contribuire in modo concreto alla realizzazione del festival, ad esempio come volontario per preparare la cena o allestire banchetti con materiali e libri ci può contattare per l’organizzazione. Gli stessi contatti possono essere usati anche dalle donne che intendessero presentare interventi nel corso degli incontri separati.
(Cell. layla 3477458739 – mail: liutlayla@yahoo.it )

Programma

Venerdi 13 Ottobre

– ore 17,00 apertura ” Cos’è jineoloji” a seguire spazio per la discussione e cena. – ore 20,30 proiezione film “Nujin” di Veysi Altay nato nel 1975 ad Agri, nel Kurdistan turco al confine con l’Iran, e da 12 anni lavora come fotografo, impegnandosi anche in diverse zone di guerra e più di una volta in Siria. Attivista per i diritti umani, giornalista, curdo, ha per ultimo realizzato il documentario “Nujin” (The New Life) durante la sua permanenza a Kobane, in Siria, mentre imperversava la guerra contro l’Isis dal settembre 2014 al gennaio 2015. Da sempre “interessato a coloro che resistono”, questa volta porta in scena la resistenza delle donne di Kobane contro Daesh.

Sabato 14 Ottobre

 – ore 17,00 presentazione del questionario preparato dalla diplomazia del movimento delle donne curde. A seguire discussione e cena. -ore 20,30 proiezione film ” La canzone perduta” di  Erol Mintaş. Ali, giovane insegnante, vive con la sua anziana madre Nigar a Tarlabasi, quartiere di Istanbul, “casa” di numerosi rifugiati curdi dal 1990. La gentrificazione in atto della città vecchia li costringe ancora una volta a partire e a trasferirsi in quel deserto di cemento senza anima che è l’estrema periferia della città. Nigar è convinta che i suoi vicini siano tutti ritornati nel loro villaggio curdo. Ogni mattina prepara le sue cose e si mette in cammino per ritornare al villaggio. Vaga per la città, in cerca del suo villaggio e di quella canzone che non smette di venirle in sogno. Ali non può fare altro che essere gentile con lei: le compra regali e dolciumi, la porta in motocicletta e la aiuta a ritrovare la canzone dei suoi sogni.

Domenica 15 Ottobre

 – ore 17,00 Jinwar il villaggio delle donne – prospettive e sogni che diventano realtà. Cerchio conclusivo – cena. -ore 19,00 proiezione film ” Berfo Ana” di Veysi Altay Il giorno successivo al colpo di stato militare del 12 Settembre 1980, Cemil Kirbayir fu arrestato. Nessuno ebbe più sue notizie a partire dal 7 Ottobre 1980. La madre di Cemil, Berfo Kırbayır, per 33 anni, si è rivolta ad ogni pubblica autorità e istituzione statale per trovare i responsabili della sparizione di suo figlio e chiamarli in causa. Tuttavia, i suoi sforzi furono inutili. Nel 2011 il Consiglio Parlamentare Turco ha ammesso che Kırbayır è stato torturato e ucciso mentre era in prigionia. Ciononostante, non è stata rilasciata alcuna informazione relativamente al luogo dove è stato seppellito il suo corpo. Questo documentario racconta della sparizione di Cemil mentre si trovava in detenzione e di sua madre Berfo, che per 33 anni ha lottato per ritrovare suo figlio. “Madre Berfo” è morta a 105 anni. Il municipio di Çankaya ad Ankara nel 2013 ha iniziato le procedure per istituire e intitolare un parco a suo nome, con la costruzione di una statua in suo onore dello scultore Metin Yurdanur.
ore 21,00 proiezione film ” Girls at war” di Milene Souloy : Documentario sulla resistenza delle donne a kobane e Shengal.

Jin rete kurdistan Ufficio informazione del Kurdistan
Ass. Armonie

La Mistificazione di Minerva

L’articolo pubblicato di seguito e comparso a febbraio 2017 sul Numero 93 di NOSTOP (Periodico Filt-Cgil Nazionale), è il resoconto dell’incontro con Angela Giuffrida che si è tenuto ad Armonie lo scorso gennaio.
Sabato 30 settembre e domenica 1 ottobre ci sarà un altro seminario con Giuffrida e la sua teoria del corpo pensante, sempre a Bologna (per maggiori informazioni qui)NOSTOP 93_web_Pagina_1NOSTOP 93_web_Pagina_2NOSTOP 93_web_Pagina_3

Iniziativa a Bologna 30 sett/1 ott

Una cosa che so di te

 Secondo incontro con Angela Giuffrida

30 settembre e 1 ottobre
Ass. Armonie via Emilia Levante 138 Bologna

“La scienza, cioè la società moderna, usa la storia delle origini maschile per darsi una legittimazione, consegnando agli esseri umani solo una storia parziale con cui gestire il nostro complesso pianeta. I giovani entrano nel sistema universitario senza sapere la sua storia d’istituzione sviluppata dai maschi, credendo di entrare nel luogo in cui risiede “tutto il sapere”.

                                                               Tratto da Blood, Bread and Roses di Judy Grahn.

intell donne buono

Sono già molte le femministe che hanno elaborato uno sguardo critico sulla gestione maschile del mondo e sulla pericolosità che una mente egemonica ma irrazionale comporta per noi.
Angela Giuffrida predilige la filosofia come campo di ricerca da cui partire. Nel suo primo seminario (La Mistificazione di Minerva) ha analizzato il processo cognitivo maschile per svelarne l’impossibilità di cogliere i principi su cui si basa il vivente. Malgrado questa verità, oscurata ad arte per millenni, stia venendo prepotentemente alla luce e il loro corpo ne custodisca la memoria, le donne in genere non hanno ancora preso coscienza di essere il soggetto fondatore della specie e di cosa tale ruolo abbia comportato e comporti.
Questa seconda iniziativa ha lo scopo di renderle consapevoli della loro centralità e dell’importanza di ciò che sanno e fanno, per rafforzare la fiducia in se stesse gravemente compromessa dall’interiorizzazione forzata del pensiero unico maschile che impedisce alla radice il recupero e l’affermazione di una visione del mondo femminile. Il seminario intende favorire tale recupero, mostrando come il sistema di pensiero dominante sfiguri con i suoi rigidi meccanismi la realtà, rendendola incomprensibile e perciò ingestibile. Il mondo invece ha bisogno di una mente che non lo faccia a pezzi, ma lo accolga unitariamente nel proprio orizzonte, cogliendo la sua complessità e seguendo il suo eterno divenire. Tale è la mente delle donne. Appare quindi assolutamente necessaria e urgente la riappropriazione da parte loro dell’assetto concettuale che le rende adatte a guidare la specie per riprendere il cammino evolutivo interrotto dal patriarcato.

È richiesta iscrizione e un contributo libero per la sala e l’organizzazione.
Per informazioni e conferma presenza: 
Luisa 3408386192 – matriarcato@gmail.com

Programma

Sabato 30 settembre h 16
Esposizione della Teoria del corpo pensante per riesaminare l’origine del sistema di pensiero maschile, analizzarne la struttura ed evidenziarne le criticità.
Rilevazione pratica e collettiva dei meccanismi di pensiero responsabili della singolare cecità nei confronti della vita, della connessione e della complessità, attraverso la disamina di saggi, ma anche di articoli di giornali, di interviste e quant’altro possa consentire la presa di coscienza dell’irrazionalità endemica nel sistema cognitivo dominante.

Domenica 1 ottobre
h 10,30 Individuazione degli assunti che anche le donne hanno interiorizzato e che rafforzano la persistenza dei suddetti meccanismi, che ci riducono a entità immateriali, in corpi simili a cose, rendendo velleitari i più sinceri tentativi di cambiamento.
h 16 Dibattito e discussione su cosa si può fare per rendere evidente la necessità di un cambiamento di paradigma.

Angela Giuffrida è stata docente di storia e filosofia presso alcuni licei del Veneto. Con Il corpo pensa (2002) sviluppa la sua “teoria del corpo pensante”, che applica poi in La razionalità femminile, proseguendo nello scopo di porre le basi per una nuova  filosofia “rispettosa dei viventi e di quanto è sulla terra, appannaggio del genere femminile”.