Campeggia matriarcale – 23/24/25/26 agosto alle Campate

Matriarcato e femminismo(i)

Quando abbiamo iniziato a organizzare i raduni matriarcali a Le Campate – luogo di donne per donne – l’intento era quello di far “assaggiare” a più donne possibili una convivenza alternativa basata sui principi matriarcali, che cercavamo di illustrare mescolando la teoria all’esplorazione sciamanica e corporea eall’espressione culturale delle donne.   Il matriarcato è e rimane  una proposta – tutt’oggi esistente in alcuni parti del mondo  –  socio-culturale, politica, economica e spirituale di convivenza, in grado di ispirare  una società egualitaria senza povertà, senza violenza e senza distruzione dell’ambiente. Quello  su cui vorremmo cercare di ragionare è la sua “compatibilità” con il femminismo. Per noi  il femminismo nasce e si nutre proprio di matriarcato, a partire dalla consapevolezza delle donne che è base necessaria per entrambi. Anzi dopo aver riflettuto sulle informazioni  che ci consegnano le ricerche sui matriarcati di tante studiose femministe, direi che il femminismo è l’azione stessa di ricordare la matriarca o, se preferite, la dea che tutte siamo. La consapevolezza femminista, quando è autentica, è un processo irreversibile di centratura: sapere chi si è, da dove si viene e dove si vuole andare.

Chi siamo?
Il processo è proprio quello del ricordo che altro non è che collegarsi con la nostra memoria corporea (e il femminismo aveva iniziato bene identificando nel corpo il luogo privilegiato della consapevolezza femminile). L’autocoscienza, pratica del partire da sé da esercitare nei gruppi di donne, aveva permesso l’inizio della liberazione di tante donne, che poi sono state risucchiate dal logos maschile e dalle sue scienze, la psicanalisi in primis. Anche le donne dei matriarcati avevano degli ambiti di confronto costanti, in presenza e con azioni in comune, protetti da un separatismo diffuso. Anche qui, più che una pratica di rifiuto del maschio, il femminismo ha messo in atto, seppur inconsapevolmente,  una memoria arcaica delle donne. È il primo filo rosso da recuperare.

Da dove veniamo?
Il corpus degli Studi matriarcali moderni inaugurati da Heide Goettner Abendroth  e la mito-archeologia, nuovo metodo di ricerca archeologica, creata da Marjia Gimbutas ci hanno fornito le basi di una narrazione storica ricca e documentata che ci riconnette alle nostre radici. Mary Daly lo aveva intuito e ci aveva consegnato la mappa per un “futuro arcaico”, un futuro che poteva riconnettere le donne alla loro vera storia, riconoscendone il valore di creatrici di vita e civiltà. Un altro filo rosso recuperato.

Dove vogliamo andare:  “mettere al mondo un altro mondo”
Ritorna più pressante che mai il tema della capacità rigenerativa della donna, oggi che le biotecnologie necrofile maschili stanno tentando il volo scellerato di creare la vita il più lontano possibile da un utero o, non riuscendoci, di allontanare sempre di più dalla donna la gestione del suo potere rigenerativo. Troppo a lungo si sono taciute le implicazioni legate al materno, nel tentativo di liberarci dalla schiavitù riproduttiva che ostacolava la nostra “emancipazione”, credendo “risolto” una volta per tutte il rapporto con la madre che ancora però è ostacolo tangibile a una vera ginealogia, terreno sul quale si stanno muovendo anche le donne curde.  Il matriarcato può essere di aiuto per riscoprirne l’importanza e la ricaduta su un piano di cambiamento sociale e culturale. Il potere  rigenerativo della donna non può essere identificato con la mera riproduzione della specie, ma implica la responsabilità di cura che le donne hanno messo in atto guidando la nascita delle prime forme sociali. Le femministe, criticando il patriarcato e denunciando le pecche di una società informata dal principio maschile del potere, raccolgono questo terzo filo rosso. I principi matriarcali possono ispirare la strada da percorrere per avere nuovamente una società egualitaria senza povertà, senza violenza e senza distruzione dell’ambiente e un movimento di donne consapevoli e autentiche è ciò che serve per iniziare il cammino.

L’idea di mettere a confronto matriarcato e femminismo mi è venuta quando mi sono resa conto che in diversi testi di donne che stavo leggendo, il linguaggio e le immagini usate rimandavano a un medesimo immaginario, che i principi espressi erano i medesimi nonostante le scrittrici provenissero da esperienze lontanissime le une dalle altre come il movimento delle donne, la spiritualità femminile o la formazione “accademica”. Ho voluto raccogliere questa immagine di un cerchio potente che si stava ricreando, ben consapevole di non poterlo fare se non con la presenza di altre donne. Credo che sia importante darci un’occasione di confronto profondo, tuffarci nella conoscenza reciproca e divertirci come delle matte, come sempre succede quando ci si mette insieme.

Vi aspettiamo!!!jpg campeggia 2018

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Programma VI Campeggia Matriarcale – 23/26 agosto 2018

PROGRAMMA

CAMPEGGIA MATRIARCALE 2018

23-26 agosto – luna piena

MATRIARCATO e FEMMINISMO:

la separazione che non c’è

Quest’anno vogliamo dedicare la Campeggia Matriarcale a “Le Campate – luogo di donne per donne” al desiderio di renderci più efficaci, più unite, più stringenti nell’impegno politico diversificato fra i vari ambienti del femminismo/movimento delle donne e della ricerca sul concetto matriarcale che ruota intorno al sacro femminile.  Confrontiamoci, ispiriamoci, contaminiamoci… e divertiamoci‼!

giovedì

pomeriggio

  • CERIMONIA di apertura a cura del Cerchio delle Donne di Montespertoli
  • CERCHIO di introduzione al tema della Campeggia, definizione e approfondimento sul matriarcato con Angela, Luisa, Sofie, Sandra – attiviste matriarcali

sera

  • PROIEZIONI a richiesta di filmati che illustrano il matriarcato

venerdì

mattina

  • BodyMindCentering con Valentina Saitta, educatrice somatica, doula

pomeriggio

  • RIFLESSIONI: L’intelligenza femminile come antidoto alla necrofilia dilagante con Angela Giuffrida, filosofa, scrittrice.

sera

  • CONCERTO: Le Canzoni della Donna Albero di e con Marina Girardi, cantautrice, illustratrice, fumettista.

sabato

mattina

  • RISVEGLIO psicofisico
  • RIFLESSIONI: Madre o materia sapiente? Il materno nel femminismo con Daniela Pellegrini, femminista storica, autrice.

pomeriggio

  • PRATICA: matriarcato e femminismo nell’esplorazione sciamanica con Sofie

sera

  • BALDORIA con LUNA PIENA – cerimonia autogestita – porta strumenti, proposte, cerimonie … o ciò che vuoi!

domenica

mattina

  • TAVOLO SPIRALEGGIANTE: Parallelismi e/o discrepanze fra femminismi e il concetto matriarcale  discussione plenaria
  • CERCHIO conclusivo, partenze

 

DURANTE L’INCONTRO

  • troverai uno spazio-libro-arte per dedicarsi ai libri, agli oggetti di arte e di artigianato delle donne, informarsi, tessere la rete e infilarci i nostri infiniti colori…
  • nei giorni 24 e 25 agosto (venerdì e sabato) Emanuela Montemurro ci accompagnerà nel MODELLARE LA NOSTRA DEA dalla TERRA CRUDA delle Campate

Se ti è possibile preferiamo che tu ci sia per tutto il percorso, l’esperienze passata ci ha insegnato che funzioniamo meglio quando la composizione del campo rimane fluidamente stabile, grazie.

Ti aspettiamo!

CAMPEGGIA FEMMINISTA CONTRO LA RIPRODUZIONE ARTIFICIALE E IL SISTEMA CHE LA RENDE NECESSARIA

Cecciola di Ramiseto (RE) – 22-23-24 giugno 2018

Un campeggio di sole donne in cui sviluppare analisi, condividere riflessioni e mettere in campo azioni sul tema della riproduzione artificiale e dell’ingegneria genetica ripercorrendo le analisi e le esperienze sviluppate in ambito femminista e privilegiando un approccio di tipo intersezionale.
La riproduzione artificiale e l’ingegneria genetica presuppongono il coinvolgimento primario dei corpi femminili: in quanto donne e lesbiche vogliamo riflettere e prendere parola su queste pratiche che ci trasformano e che contengono la potenzialità di trasformare tutto il vivente attorno a noi.
Inquadreremo la riproduzione artificiale degli esseri umani all’interno del processo più ampio di assoggettamento, reificazione, mercificazione, manipolazione, ingegnerizzazione del vivente da parte del sistema tecno-scientifico.
I contenuti dei dibattiti spazieranno dall’analisi critica al confronto sulle riflessioni/azioni intraprese dal femminismo a livello internazionale e ci interrogheremo sui possibili percorsi di lotta.

Chi siamo
Siamo un gruppo di donne con alle spalle percorsi politici diversi: tra noi ci sono lesbiche, femministe, anarchiche, ecologiste, antispeciste. Ci accomuna la volontà di andare alla radice dei meccanismi di sfruttamento e oppressione e di usare gli strumenti dell’analisi e della pratica femminista per interpretare temi quali la riproduzione artificiale e l’ingegneria genetica e il sistema che le rende necessarie.

Organizzazione
L’iniziativa è totalmente autofinanziata.
Il costo per la partecipazione all’intero campeggio per chi intende dormire nella struttura con letti a castello e tutti i pasti inclusi(colazione, pranzo e cena) dal venerdì alla domenica prevede il versamento di un contributo minimo di 100 euro a persona che va versato entro il 1 giugno
le coordinate su cui versare il contributo per il campeggio verranno fornite al momento dell’iscrizione.
Per chi non dorme nella struttura, il contributo minimo per ciascun pasto è di 10 euro a persona, colazione ad offerta. Tutti i pasti sono pensati senza sfruttamento animale e senza veleni.
Termine per iscrizione e versamento quota: 1 giugno 2018
La struttura offre camerate con letti a castello (portare lenzuola proprie o sacco a pelo). Per ogni letto c’è una trapunta e un cuscino messi a disposizione della struttura. Le tende possono essere messe nei pressi della struttura.
I dibattiti si terranno in una sala a pochi passi dalla struttura in cui si dorme, in caso di bel tempo all’aperto.
I pasti si terranno all’aperto in caso di bel tempo, in sala limitrofa in caso di mal tempo
Per questioni organizzative relative al rifornimento delle materie prime per i pasti e per garantire sufficienti posti letto in struttura chiediamo di dare conferma della propria partecipazione entro il 1 giugno 2018 scrivendo una mail a questo indirizzo campeggiafemminista2018@gmail.com e versando – sempre entro il 1 giugno – la quota minima di 100 euro a persona su conto corrente.

Cecciola di Ramiseto è un borgo dell’Appennino Tosco Emiliano a781 m. di altitudine. Si raccomanda abbigliamento adatto per il clima di montagna. Cecciola si raggiunge da Modena e Reggio Emilia in circa 1 ora, 1h e mezzo di auto. Un’ora e mezza di auto da Parma e La Spezia.
I mezzi pubblici che servono la località di Cecciola sono poco frequenti soprattutto dopo il 7 giugno a conclusione della scuola.
Considerata la scarsità della copertura da parte dei servizi pubblici, se c’è bisogno di un passaggio sia per l’andata che per il ritorno da Reggio Emilia o da altre città italiane – così come se vi è la disponibilità a dare dei passaggi in auto da qualsiasi città – comunicatelo via mail che incrociamo le diverse disponibilità/necessità affinché tutte le interessate possano partecipare
Informiamo chi avesse dei cani che nel borgo di Cecciola i cani del paese girano liberamente

 

Programma Campeggia Femminista 22/23/24 giugno a Cecciola di Ramiseto (RE)

PROGRAMMA per esteso:

VENERDI’ 22 GIUGNO
Mattina: arrivo e sistemazione
13.00 Pranzo
15.00 Presentazione delle giornate
15.30  Giovanna Camertoni
La CRITICA FEMMINISTA ALLE TECNOLOGIE RIPRODUTTIVE E ALL’INGEGNERIA GENETICA: un inquadramento storico delle esperienze a livello internazionale 
Credo che il sessismo sia l’oppressione di fondo, quella che – fino a quando non la sradicheremo – continuerà a creare i rami del razzismo, dell’odio di classe, dell’età, della competizione, del disastro ecologico e dello sfruttamento economico. Con queste parole Robin Morgan, femminista, descriveva il significato da lei attribuito al femminismo radicale. Useremo queste parole come guida per ripercorrere il senso e l’esperienza della rete femminista internazionale radicale FINNRAGE contro la riproduzione artificiale e l’ingegneria genetica (Feminist International Network of Resistance to Reproductive and Genetic Engineering). Un salto nel passato per conoscere il prezioso contributo di conoscenza e resistenza sviluppato dal femminismo “che va alle radici”all’esordio di queste tecnologie.

17.30 –  IL CONTRIBUTO DELLE “LE ROTE ZORA” CONTRO L’INGEGNERIA GENETICA E LE TECNOLOGIE RIPRODUTTIVE: rete di gruppi di femministe e lesbiche attiva dagli anni ’70 agli anni ’90 in Germania.

19.00 Cena
21.00  Video e dibattito:  “Eggsploitation”, realizzato dal “Center for Bioethics and Culture network”:da una parte un’industria che fattura, solo negli Stati Uniti, oltre sei miliardi di dollari annui, dall’altra lo sfruttamento di donne trasformate in fabbriche di ovuli, ragazze che hanno vissuto sulla propria pelle le conseguenze devastanti della stimolazione ovarica: infertilità, cancro alle ovaie e all’endometrio, ictus, paralisi, danni al cervello fino addirittura alla morte.

SABATO 23 GIUGNO
8.00 colazione
9.00 –  Marie Jo Bonnet
LE ALTERNATIVE FEMMINISTE DI FRONTE ALLE TECNOLOGIE DELLA PROCREAZIONE.
QUALI ALTERNATIVE ETICHE ALLA RIPRODUZIONE ARTIFICIALE?
Presentate come un progresso inevitabile, le nuove tecniche di procreazione aprono la porta ad un enorme potere delle tecnologie sulla maternità.
Siamo obbligate, in quanto donne, a fare figli per esistere?
Cosa significa, dopo le conquiste del femminismo, questo ritorno in forza dell’ideologia della maternità, più particolarmente presso le lesbiche?
Un’ideologia che promuove la PMA e la GPA e con esse un mercato della procreazione che si scontra con i fondamenti antropologici della filiazione.
Ai nostri giorni Siamo confrontate ad un’irruzione tecnologica che si dispiega come una macchina infernale, sempre meno controllabile e controllata.
Che scelte abbiamo per resistere?
La dimensione emancipatrice del femminismo non rischia di sparire dietro queste tecnologie che sembrano uccidere la dimensione simbolica della Vita?
Vedremo come la maternità simbolica possa costituire un’alternativa per ripensare il nostro rapporto alla vita.

11.00 –  Silvia Guerini
LE TECNOLOGIE DI RIPRODUZIONE ALL’INTERNO DEL PARADIGMA DEL SISTEMA TECNOSCIENTIFICO
Le tecnologie di riproduzione scindono il processo del concepimento e della gravidanza, isolano le funzioni rendendole separabili. La fecondazione in vitro permette fuori dal corpo la realizzazione di una parte di quel processo continuo che è stato frammentato. La dimensione della procreazione raggiunge così il massimo grado di assoggettamento, espropriazione e risignificazione.
Nella progettazione della “bambina su misura” con forza emerge l’eugenetica e la selezione dell’umano verso l’uomo potenziato del transumanesimo. La posta in gioco non è solo il significato stesso di essere umano e dell’intero vivente, ma il suo totale controllo.

13.00 Pranzo
15.00 –  Cristiana Pivetti
DALL’ADDOMESTICAMENTO ALLA MANIPOLAZIONE E RIPRODUZIONE DEI CORPI ANIMALI.
Zootecnia, la scienza volta a perfezionare le caratteristiche animali per adeguarli sempre di più alle esigenze dell’attuale sistema di produzione di massa, e che ora presta le sue tecnologie alla riproduzione umana, facendo di entrambe un unico sfruttamento.

17.00 –  LA MATERIA DONNA: PARADIGMI DI PENSIERO FEMMINILE DIVERSO MA NON PERVERSO
Daniela Pellegrini – La saggezza della materia frattale.
Critica del processo tecnologico partendo dalla teoria del “relativo plurale”: una nuova metodologia di indagine scientifica, quella del rispetto verso la materia vivente ed esistente e le sue sperimentazioni e dei suoi risultati, in grado di sostituire la manipolazione con l’osservazione, la presa di contatto, l’ascolto e l’apprendimento delle sue messe in atto. Per uscire dal paradigma maschio-centrico dell’attuale contesto predatorio che non ha limite al possesso e allo sfruttamento. Tracce di “ cosmofemminismo”.
Luisa Vicinelli – L’ “ecofemminismo” matriarcale. 
Due parole per aggiornare sugli Studi Matriarcali moderni e la loro definizione del matriarcato. La sacralità della natura e la simbiosi con il territorio nelle società matriarcali, i riti di purificazione per la caccia, la concezione della medicina e in senso lato della scienza nella figura della sciamana e del trickster. Collegamento-presentazione del pensiero di Pellegrini e Giuffrida.
Angela Giuffrida – Le donne e la metafora del corpo come cosa. 
Reificazione del corpo nel sistema di pensiero dominante, sua assimilazione alla macchina e inevitabile sbocco nella tecnocrazia. Interiorizzazione forzosa di tale sistema da parte delle donne che si traduce talora in aperto sostegno alla propria oppressione. Il corpo pensante femminile e le concrete possibilità di uscire dal mortifero disegno esistenziale maschile.

20.00 cena
21.30  Documentario e dibattito: “Un mondo senza umani?” di Philippe Borrel
Produzione francese del 2012, tradotto in italiano.
Un ampio spaccato su dove sta portando la convergenza delle scienze in una società dalle macchine onnipresenti: interviste a filosofi, a critici e soprattutto ai maggiori fautori e sostenitori di queste tecno scienze. Non si parla di un ipotetico futuro da “migliorare” e manipolare ma di un presente dove questo è già una realtà.

Let’s dance!

DOMENICA 24 GIUGNO

8.00 colazione
9.00 –  ANALISI CHE DIVENTANO PRATICHE E PERCORSI: assemblea finale
13.00 Pranzo
Saluti

Articolo di Carol P. Christ sul matriarcato


Che cos’è il “matriarcato egualitario” e perché viene così spesso frainteso?

di Carol P. Christ

Nella loro forma più pura, i “matriarcati egualitari” mettono il principio materno al centro della cultura e della società. I loro valori più alti sono l’amore, la cura e la generosità che associano al materno. Sono valori non circoscritti solo alle donne e alle ragazze. Anche i ragazzi e gli uomini vengono incoraggiati a onorare le madri più di ogni altra cosa, a praticare l’amore, la cura e la generosità, e a valorizzarli negli altri.

Le società “matriarcali egualitarie” sono matrilineari, il che significa che il lignaggio e la discendenza passano attraverso la linea femminile. Di solito sono anche matrilocali, cioè le donne vivono nella casa materna per tutta la vita. Si tratta per lo più di gruppi famigliari estesi piuttosto che di famiglie nucleari. Spesso c’è una “grande casa” in cui gruppi di sorelle, fratelli e cugini vivono insieme a madri, zie, nonne e prozie. In quella che penso sia stata la forma originaria del sistema parentale (ancora praticata dai Moso dell’Himalaya), anche gli uomini vivono nella casa materna, fanno visita alle loro amanti di notte e tornano a casa la mattina.

christ1 Donne moso durante un festival

Queste società praticano l’agricoltura su piccola scala. Le donne sono le proprietarie e le guardiane della terra, che appartiene collettivamente ai clan materni. Sono anche le custodi dei segreti dell’agricoltura, della conservazione e della preparazione del cibo, cose che si sono tramandate da madre in figlia tramite canti, danze e narrazioni che celebrano la Terra come una grande Madre generosa. I poteri delle donne, in quanto coloro che fanno nascere e che preservano i misteri dei cicli agricoli, sono simbolicamente correlati ai poteri della nascita, della morte e della rigenerazione propri della natura e presenti in tutti i processi creativi.

christ2Donne sedute al posto d’onore sotto gli alberi in un festival di epoca minoica

Questi sistemi sociali e culturali devono essere sorti all’inizio dell’Era neolitica, quando le “donne raccoglitrici” iniziarono a scoprire i secreti dell’agricoltura che permisero alle genti di divenire stanziali per coltivare la terra. Se è vero che le donne inventarono l’agricoltura, allora ha senso che siano state  le guide delle prime comunità stanziali e le custodi della terra che coltivavano. Sarebbero state loro a costruire le prime case sul terreno coltivato o lì vicino. In questi primi stanziamenti nacquero figli e figlie.

I maschi della famiglia o del clan continuarono a cacciare. Col tempo assunsero l’incarico di costruire edifici e svolgere i lavori agricoli più pesanti, nonché di pascolare le greggi e cercare materie prime lontano dall’accampamento. È plausibile pensare che fossero loro ad avventurarsi lontano dalla comunità per raccogliere informazioni e per commerciare. In un recente documentario gli uomini moso affermano che non lavorano tanto quanto le donne. Probabilmente non era così nel passato: oggi prodotti e materie prime sono resi disponibili in loco dall’economia capitalista: il tradizionale ruolo di commerciante è obsoleto. Raccogliere informazioni era una parte importante delle spedizioni commerciali: è stato in questo modo che le nuove tecnologie si sono diffuse rapidamente durante l’Era neolitica. Tra i commercianti venivano condivisi anche simboli culturali e religiosi. Oggi ci sono i libri, i quotidiani, la televisione e internet. E i Moso non sono più nemmeno impegnati nelle negoziazioni tra i clan all’interno della Repubblica Popolare Cinese.

Dalla divisione del lavoro in queste società si sviluppò un sistema di gestione egualitario, in cui le donne più anziane o le nonne supervisionavano la vita “interna” della casa o del clan. L’ambito “interno” comprendeva la famiglia e la fattoria e tutti i rituali che concernevano la nascita, la pubertà e la morte, così come la semina e il raccolto. Le donne hanno giocato un ruolo centrale nel creare e mettere in atto tutti questi rituali. Attraverso le spedizioni e le attività commerciali gli uomini più anziani, fratelli delle nonne (grandi madri) e zii delle generazioni future, divennero i responsabili delle relazioni “esterne” del clan, incontrando gente di altre culture quando erano lontani da casa e accogliendo i visitatori che giungevano sulle loro terre natie.

A causa di questo tipo di divisione del lavoro, gli uomini più anziani sarebbero stati i primi a incontrare e ricevere colonizzatori e invasori, e quindi a parlare con scrittori, storici e antropologi, per lo più sempre uomini, interessati ad apprendere della loro cultura. Dato che gli stranieri provenivano da culture patriarcali, per loro era facile supporre che gli uomini che incontravano fossero i leader dei gruppi. La linea guida in campo antropologico, seguita dagli accademici di altre discipline, è che nelle società matrilineari “gli uomini detengono il potere”.

Mi stupii nel leggerlo quando iniziai a studiare le società matrilineari da specializzanda, ma anche quando lo ritrovai ripetuto in un recente articolo che affermava che la cultura minoica avrebbe potuto essere matrilineare e matrilocale. Chi di noi è stata socializzata in società patriarcali in cui “gli uomini detengono il potere” fatica a immaginare sistemi alternativi.

Se iniziamo a pensare a un potere femminile, immediatamente immaginiamo che “le donne detengano il potere” facendo la guerra, tenendo in schiavitù gli uomini, che abusino di loro e li stuprino, e che li costringano in una posizione subordinata. Simili immagini sono talmente ripugnanti che siamo indotte a concludere che il patriarcato dopotutto non è poi così male. E questo ci blocca nella ricerca e nel desiderio di immaginare delle alternative.

Nel 1981 l’antropologa Peggy Reeves Sanday ha sfidato questi punti di vista convenzionali nel suo pionieristico libro Female Power and Male DominancePrendendo in esame tutte le società pre-urbane documentate nei resoconti antropologici ha scoperto che le società che onoravano e valorizzavano il potere femminile non erano società di dominio ma egualitarie. Nel contempo scoprì che le società che celebravano e valorizzavano il potere maschile erano quasi sempre a dominazione maschile. Tendevano a svilupparsi in tempi di minaccia esterna (quando gli uomini divennero guerrieri) o a seguito di crisi ambientali (quando il potere femminile della terra fu percepito come dannoso per la comunità). Sebbene le argomentazioni di Sanday siano convincenti, non sono riuscite a scalzare quel consenso antropologico attribuito al fatto che “gli uomini detengono il potere” in tutte le società umane, incluse quelle che onorano il potere femminile e che sono matrilineari e matrilocali.

Quello che non riesce a riconoscere chi afferma che “gli uomini detengono il potere” nelle società matrilineari, matrilocali e matrifocali, è il potere delle donne nei rapporti interni al gruppo. Per esempio, nella cultura irochese i consigli delle anziane che giorno dopo giorno organizzavano la vita del clan erano altrettanto importanti dei consigli degli anziani che tramite il loro “capo” incontravano i coloni invasori europei. Nella realtà dei fatti, i consigli delle donne erano leggermente più potenti di quelli dei maschi. Le donne irochesi potevano destituire i leader maschi che non apprezzavano e porre il veto alla decisione di entrare in guerra. Questo loro potere non significava che le donne irochesi dominassero gli uomini. Si trattava piuttosto di un importante contrappeso per assicurarsi che i consigli degli uomini non potessero prendere decisioni unilaterali che avrebbero portato effetti negativi nelle relazioni interne del clan.

Come dovremmo chiamare società come queste?  È ovvio che dovremmo continuare a usare i termini “matrilineare” e “matrilocale” dove è il caso. Ma quale termine si dovrebbe usare per descrivere queste culture nel complesso?   L’archeologa Marija Gimbutas chiamò le società ugualitarie dell’Antica Europa “matrifocali” perché consapevole che il termine “matriarcato” si presta al fraintendimento di una società a dominio femminile; questa decisione non ha però messo il suo lavoro al riparo dalle critiche nate a causa delle sfide che poneva al vasto consenso di cui gode il patriarcato.

Peggy Reeves Sanday ridefinisce  il matriarcato, affermando che “sta a indicare un sistema di simboli e un insieme di pratiche cerimoniali legate al ciclo vitale che pongono le donne mature al centro sociale, emozionale, estetico, politico ed economico della vita quotidiana insieme ai loro fratelli.” Heide Goettner-Abendroth definisce il matriarcato come  “le madri all’inizio”, basandosi su uno dei significati della radice “arche,” sottolineando allo stesso tempo che i matriarcati sono egualitari.

Ho osato usare la parola “matriarcato” dopo aver letto Peggy Reeves Sanday e Heide Goettner-Abendroth. Definisco il matriarcato ugualitario una società e una cultura organizzata intorno al principio materno di amore, cura e generosità, in cui le madri sono onorate e le donne giocano un ruolo centrale e dove anche gli uomini ricoprono ruoli importanti, e ogni voce viene ascoltata. Aggiungo la proposta di usare la parola “matriarcato” sempre seguita dalla parola “ugualitario” ed evitare di usare il termine immodificato, ma scrivere e parlare sempre di “matriarcati ugualitari” in modo da rendere chiaro che non stiamo parlando di società dominate dalle donne. Questa sarà la mia pratica per il futuro.

Per saperne di più: Le società matriarcali di Heide Goettner-Abendroth, Women at the Center di Peggy Reeves Sanday, e Daughters of Mother Earth e Iroquoian Women di Barbara Alice MannDa vedere: Nu Guo. Nel nome della madre di Francesca Freeman, The Women’s Kingdom  o altri  documentari sui Moso.

Carol P. Christ è una femminista di fama internazionale che vive a Heraklion, Creta. L’ultimo suo libro, scritto con Judith Plaskow, si intitola Goddess and God in the World: Conversations in Embodied TheologyLa FAR Press ha pubblicato di recente A Serpentine Path: Mysteries of the Goddess. Carol sta tenendo da oltre vent’anni percorsi didattici  basati sulla religione e la cultura dell’antica Creta.

Nuovo appuntamento con Angela Giuffrida

Il femminismo e il “corpo” del reato: sfilacciamenti del pensiero moderno sull’identità di genere
Incontro con Angela GiuffridaFugue

Ass. Armonie via Emilia Levante 138 Bologna    Sabato 3 marzo h. 16

Cambiamo percorso! Per liberarci del grande bluff del patriarcato, la cosa più difficile è superare la contaminazione del contesto, anche nella critica e nello smascheramento, perché il sistema che l’ha prodotto ha un solfeggio che propaga un simbolico a favore di chi ha scelto e diretto le sue messe in note/atti di potere: insieme formano un suono che le orecchie sentono solo dentro quello spartito, anche se provano a udirle in suoni e corpi e strumenti altri dove le stesse note potrebbero “suonare” diverse nella messa in atto.                          Da La materia sapiente del relativo plurale di Daniela Pellegrini

Le dichiarazioni di identità di genere si stanno moltiplicando in maniera esponenziale. Se da una parte esprimono un’esigenza di libertà da schemi di comportamento e ruoli imposti, dall’altra inciampano inevitabilmente in una mania di etichettare che lascia inalterato proprio quel sistema che si regge sull’imposizione di schemi e ruoli. Ma da dove nasce la necessità di classificare, di definirsi in base alla sessualità? Dal processo conoscitivo del sistema di pensiero maschile che si fissa solo su un particolare e procede per differenza, non essendo in grado di cogliere la realtà nel suo insieme, afferma Angela Giuffrida. Alla luce della teoria del corpo pensante analizzerà alcuni scritti che ripropongono l’irrazionalità maschile nel processo logico, interiorizzata forzosamente dalle donne, anche dalle femministe, alcune delle quali supportando attivamente la mistificazione del pensiero patriarcale senza accorgersi di farlo. Quello che ne consegue, oltre l’inevitabile conflitto fra le varie identità del dividi et impera, è che il corpo femminile rimane invariabilmente il “corpo del reato”, rimosso e occultato fin dall’inizio, di cui si continua a non vedere la grande razionalità.

Angela Giuffrida è stata docente di storia e filosofia presso alcuni licei del Veneto. Con Il corpo pensa (2002) sviluppa la sua “teoria del corpo pensante”, che applica poi in La razionalità femminile, proseguendo nello scopo di porre le basi per una nuova  filosofia “rispettosa dei viventi e di quanto è sulla terra, appannaggio del genere femminile”.

Per chi fosse interessata, domenica 4 marzo dalle 10 alle 16 proseguiremo con il gruppo di studio che si è formato a fine settembre 2017 per approfondire la teoria del corpo pensante. Ci si incontra ogni due mesi circa e l’attività è supportata da una mailing list di riflessioni sul tema. Per motivi organizzativi si prega di comunicare la volontà di partecipare.
È richiesta iscrizione e un contributo libero per la sala e l’organizzazione.
Per informazioni e conferma presenza: Luisa 3408386192 – matriarcato@gmail.com

La materia sapiente del relativo plurale: una teoria vecchia di vent’anni

La_materia_sapiente_del_relativo_plurale_CoverIn un’epoca in cui tutto ciò che ci circonda diventa obsoleto in men che non si dica,il testo di Daniela Pellegrini  sancisce la superiorità della riflessione puntuale e profonda sulla modernità. Un pensiero di donna ancorato in un corpo che osserva e ragiona, e non si lascia sedurre dall’onanismo delle filosofie maschili e anche da quello di alcune filosofie che si dicono femministe. Il legame indissolubile che inchioda la teoria alla pratica non fa sconti nemmeno a quel simbolico così caro al femminismo italiano. La voce della materia donna non subisce fascinazioni, ma affascina chi ritiene che quella dell’autenticità sia la strada da seguire se vogliamo “liberarci della bestia” e “uscire da una cultura del cazzo”, come l’autrice ci esortava a fare nel suo libro precedente. Ma se qui la denuncia del disastro patriarcale la faceva da padrona, ne La materia pensante è l’analisi che prende il sopravvento e ci consegna uno dei trattati femministi più significativi degli ultimi anni. Il discorso su una possibile alternativa al Due imposto dal patriarcato si dipana in un’esposizione dal ritmo serrato che spazia dalla preistoria all’oggi, prendendo in esame  i fattori sociali, psichici, storici che hanno determinato la supremazia di un ordine maschile a discapito non solo delle donne, ma della specie tutta. I meccanismi che mantengono indissolubilmente legati  i due sessi  nella disastrosa corsa verso la catastrofe assumono una sorta di tangibilità e acquistano dimensione di realtà, sembra quasi di poterli spazzar via con una mano. Le ragioni profonde della situazione che in primis le donne e a seguire tutti gli esseri viventi subiscono da quando si è affermato il patriarcato ti entrano nella carne: come per incanto spariscono gli interrogativi e le incertezze che ci hanno ammorbato dopo lo sfilacciamento del  movimento delle donne (che Pellegrini esorta a tornare a chiamare in questo modo perché di più ampio respiro e plurale perfino dei “tanti” femminismi esistenti ). Riconsegnando alla materia, che per Pellegrini  è la donnità che accomuna tutti, il suo ruolo di guida razionale della vita tutta ci conduce senza tentennamenti al luogo terzo, indiscutibilmente altro dal due patriarcale, come indiscutibilmente Altro sono le donne, soprattutto quando insieme riprendono quel percorso di autenticità iniziato negli anni  ’70 con l’autocoscienza. Perché, dice Pellegrini, è ancora oggi lo strumento più potente che abbiamo, insieme al separatismo. Allora la materia si incastra, si separa e si dispiega come un frattale, che è sia essenza che funzionamento: è la matrice che si rivela in tutta la sua potenza liberandosi dalle pietre sedimentate in secoli di dominio maschile. Il potere e il denaro che tanto la fanno da padrone perdono la loro forza e permettono la nascita di una specie sapiens di pratiche e pensiero.

Questa  teoria vecchia di vent’anni  cui la sola cosa che è mancata è stato l’ascolto, nonostante le tante prese di parola dell’autrice sui pericoli che il movimento delle donne e il suo pensiero ha corso dalla sua nascita a oggi, prorompe in tutta la sua forza, consegnandoci in un sol colpo le pratiche, le discussioni, le riflessioni che l’hanno determinata, perché il pensiero stesso è materia fuori dal bluff patriarcale che lo annebbia e lo complica. Diversi paragrafi sono dedicati allo svelamento di come funziona il bluff, perché è necessario agli uomini e quali sono i trabocchetti in cui cadiamo e perché. Il libro, fondamentale per la proposta/teoria che espone, ci regala anche una lettura del presente, delle “nuove” correnti di pensiero, mostrando come siano in realtà l’ennesima vecchia mossa patriarcale a favore della sua stessa sopravvivenza. È la consapevolezza di sé che fa da guida nei meandri delle proposte più bizzarre dal sapore innovativo, consapevolezza del limite e responsabilità verso la vita. La fascinazione del maschile è sempre in agguato sulla strada della nostra centratura, ma se in Liberiamoci della bestia  questa veniva addotta come causa della non totale consapevolezza femminile, nella Materia sapiente l’autrice ci accompagna passo passo a vedere come si dispiega in ciascuna e tutte noi, perché è difficile individuarla legata com’è al nostro essere materia accudente. Capitoli interessantissimi sono anche quelli che prendono in esame la riproduzione della specie, sollecitando tutte a non lasciare che un episodio circoscritto nella nostra vita diventi il veicolo per imporre la dualità a ogni espressione del nostro esistere. L’apertura al maschio è un atto dovuto, ma non necessario, per una materia/donnità che vede e si assume la responsabilità della vita su questo pianeta: testimonia della lucidità di vedere quello saprà fare per discostarsi dal sistema necrofilo che ha messo in atto. E dopo 4000 anni passati a guardare, con questo libro ci viene offerta di nuovo la possibilità di vedere e un invito a farlo insieme. Non perdiamola.

Luisa Vicinelli