Il concetto astratto di vita: la lotta tra il bene e il male

Il concetto astratto di vita: la lotta tra il bene e il male

Incontro con Angela Giuffrida

novembre

Sabato 3 novembre h. 16
Ass. Armonie via E. Levante 138 Bologna

[…] il mito di Demetra ci parla appunto di un’interruzione della genealogia femminile violentemente sopraffatta dall’ordine patriarcale, ossia proprio da quell’ordine, dimentico della vita ed enfatizzante la morte, che separa il pensiero dal corpo, l’essere dall’apparire, facendo di questa dicotomia il sistema filosofico di tutti i sistemi e il destino dell’Occidente.
Adriana Cavarero, Nonostante Platone

Succede. Succede ogni giorno che un uomo uccida la “sua” donna, le figlie e i figli, talora piccolissimi, in mille modi: coltello, lanci dal balcone, rivoltella, il fuoco, l’ascia. Noi sappiamo cos’è un vivente, la fatica e lo sforzo della sua nascita, la ripetitività della parola per insegnare a parlare, l’attenzione rivolta a tutte le età, a partire dal respiro irregolare di un neonato fino all’ultimo rantolo di un vecchio morente. Lo sappiamo anche se non lo abbiamo vissuto in prima persona, perché il sapere della vita è inscritto nel nostro corpo di donne. Quando leggiamo la notizia di un uomo ha ancora una volta esercitato il suo potere di morte, sentiamo che chi scrive non sa, o se è una donna non sa più, che cosa sia un vivente. Tragedia della follia, raptus di gelosia, paura della solitudine, troppo amore, depressione, malattia mentale latente sono le motivazioni addotte che noi percepiamo essere false. La triste verità è che gli uomini non sanno nulla della vita, nemmeno della loro. La rappresentano come un’eterna lotta tra bene e male, così quando “il male” si presenta sottoforma di conflitto serve un atto, qualcosa che preme da dentro per arrivare a una soluzione immediata e definitiva.
La teoria del corpo pensante, avendo individuato la causa della singolare ignoranza, consente di superare la distruttività che dilaga senza freni nelle comunità di stampo maschile e minaccia seriamente la sopravvivenza della nostra come di altre specie.

Angela Giuffrida è stata docente di storia e filosofia presso alcuni licei del Veneto. Con Il corpo pensa (2002) sviluppa la sua “teoria del corpo pensante”, che applica poi in La razionalità femminile, proseguendo nello scopo di porre le basi per una nuova  filosofia “rispettosa dei viventi e di quanto è sulla terra, appannaggio del genere femminile”.

Per chi fosse interessata, domenica 4 novembre dalle 10 alle 16 proseguiremo con il gruppo di studio che si è formato a fine settembre 2017 per approfondire la teoria del corpo pensante. Ci si incontra ogni due mesi circa e l’attività è supportata da una mailing list di riflessioni sul tema. Per motivi organizzativi si prega di comunicare la volontà di partecipare.

È richiesta iscrizione e un contributo libero per la sala e l’organizzazione.                                                    Per informazioni e conferma presenza:                                                                          Luisa 3408386192 – matriarcato@gmail.com

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LA VIA VERSO UNA SOCIETA’ EGUALITARIA. POLITICA MATRIARCALE di Heide Goettner-Abendroth

heideI matriarcati non sono la versione capovolta del patriarcato – le donne che dominano gli uomini – come la solita interpretazione distorta vorrebbe far credere. I matriarcati sono società incentrate sulla madre e si fondano su valori materni: cura, nutrimento, qualità materne rivolte indifferentemente a tutti, madri e non madri, donne e uomini. Le società matriarcali sono consapevolmente costruite sui valori e le funzioni materne, ciò le rende molto più giuste dei patriarcati. Esse sono, per principio, società orientate al bisogno. I loro criteri sono volti a soddisfare le necessità di tutti, ricavandone i maggiori benefici. Nei matriarcati, dunque, la maternità – che ha origine da un fatto biologico – è trasformata in un modello culturale. [1]
L’oggetto degli Studi Matriarcali Moderni è questo. Gli Studi esplorano e presentano le società matriarcali del passato e del presente che sono state rintracciate in ogni parte del mondo. [2]Contrariamente all’opinione comune, nessuna di queste società è un mero capovolgimento del patriarcato. Si tratta, invece, di società di genere egualitarie, molte delle quali a pieno titolo. Ciò significa che non presentano gerarchie, classi, né tantomeno forme di dominazione di un genere sull’altro. Nelle culture matriarcali “uguaglianza” significa molto di più che un semplice livellamento di differenze. Le naturali differenze tra i generi e le generazioni sono rispettate e onorate, ma non sono mai finalizzate a creare gerarchie, come solitamente accade nel patriarcato. [3]
Vorrei dare alcuni suggerimenti per spiegare come potrebbero essere le nuove società matriarcali. Naturalmente, non possiamo imitare le società matriarcali tradizionali, possiamo però trarre molti stimoli e molte idee da quelle società vissute nel corso dei millenni – e non si tratta di utopie astratte.

Microstrutture

A livello sociale, significa poter sfuggire alla continua frammentazione della società, che trascinando gli esseri umani in uno stato d’isolamento e di solitudine, li condanna alla malattia e alla rovina. È la frammentazione il terreno che alimenta il propagarsi della violenza, è quindi necessario sviluppare delle strutture che siano in grado di incentivare diversi tipi di comunità intenzionali o di affinità, come per esempio comuni, alleanze di comunità di vicinato e reti. Le comunità di affinità nascono dalla condivisione di un terreno spirituale e intellettuale comune, sulla cui base si sviluppa un clan simbolico. Il principio matriarcale consiste nel fatto che i gruppi di affinità sono generalmente avviati,  supportati e guidati dalle donne. I criteri fondamentali sono i bisogni delle donne e dei bambini, dal momento che questi sono il futuro dell’umanità, e non le aspirazioni di potere-e-virilità degli uomini. Nei nuovi matriclan le donne includeranno a pieno titolo gli uomini, ma secondo un diverso sistema di valori basato sulla reciprocità della cura e dell’amore, anziché sul potere. In una comunità del genere, anche gli uomini vivranno meglio di quanto non vivano nel patriarcato. [4]
Appoggiare in tutti i modi lo sviluppo di comunità del genere potrebbe essere un obiettivo politico. Esistono già esempi di questo tipo, il nuovo Movimento delle Comunità. [5]Tuttavia, per andare oltre i tradizionali ruoli di genere, i vari Movimenti Femministi e il Movimento Matriarcale giocano un ruolo fondamentale.

A livello economico, il continuo espandersi dell’industria su larga scala, degli apparati militari e del cosiddetto “tenore di vita” non sono più sostenibili, visto il pericolo della totale distruzione della biosfera e della vita sulla terra. Si pone quindi la prospettiva di creare un’alternativa fondata su un’economia di sussistenza locale e regionale. Prospettiva di sussistenza significa indipendenza economica delle persone; soggetti che praticano la sussistenza, impegnandosi in attività autonome e di auto-sostentamento, dando la priorità alla qualità anziché alla quantità. Ciò non significa solo incentivare l’agricoltura e l’orticoltura locale, ma promuovere anche la comunicazione regionale, le arti, il commercio e le tecnologie. La regionalizzazione dell’agricoltura, del commercio ecc., volta a beneficio delle donne e delle loro famiglie, o clan, è un principio matriarcale, visto che le donne su questa terra sono la base della vita umana
I vari Movimenti Ecologici di oggi si muovono in direzione di questo obiettivo. [6]Sono tanti e sono ovunque. Comprendono i Movimenti degli Orti Urbani e Le Città in Transizione, a cui si affiancano il Movimento per la Moneta Regionale [7]e il Movimento dell’Economia del dono. [8]

Per quanto riguarda le procedure decisionali politiche, il principio matriarcale del consenso è fondamentale per creare una vera società egualitaria. Può essere messo in atto qui e ora, subito e ovunque. È lo stimolo ispiratore per poter creare qualsiasi comunità matriarcale che, con i suoi clan simbolici, impedirebbe l’affermarsi di forme di dominio da parte di individui e gruppi. Il principio del consenso crea equilibrio non solo tra le donne e gli uomini ma anche tra le generazioni, consentendo così ad anziani e giovani di poter dire la loro. Il principio del consenso, inoltre, è la base della vera democrazia, perché attua ciò che le democrazie formali sempre promettono, ma mai realizzano.
Secondo questo principio, saranno i piccoli nuclei dei nuovi matriclan a prendere realmente le decisioni; tali politiche, però, possono essere unicamente promosse a livello regionale.
    L’obiettivo politico che guida questa visione è di creare regioni autonome e prosperose, anziché entità sempre più in espansione, come super-potenze, nazioni, unione di stati, che conferiscono enormi poteri ai loro governanti distruggendo gradualmente ciò che resta dei principi democratici.

A livello spirituale e culturale è necessario che tutte le religioni gerarchiche che credono in divinità trascendentali e che hanno pretese di verità assoluta – ciò che ha profondamente svilito il mondo, la terra, l’umanità, in particolare le donne – devono essere respinte. Stiamo parlando di una nuova sacralizzazione del mondo in sintonia con la prospettiva matriarcale, secondo cui l’intero mondo ed ogni cosa in esso e su di esso è divino.
La spiritualità matriarcale potrà così permeare ogni cosa e tornare a essere un aspetto normale della vita di ogni giorno. Diversi movimenti a livello internazionale si stanno oggi orientando in questo senso: il Movimento della Dea e il Movimento della Spiritualità Matriarcale, entrambi sviluppatisi all’interno dei vari Movimenti Femministi. Uno dei movimenti più importanti è il Movimento dei Popoli Indigeni, grazie al quale diverse popolazioni indigene di ogni continente stanno reclamando i diritti alle loro terre, alla loro lingua e alla loro cultura a partire dalla centralità delle proprie tradizioni spirituali. Molte di queste conservano tuttora modelli matriarcali, o quantomeno, molte permanenze. [9]
Nei movimenti alternativi che ho menzionato, e in molti altri che qui non compaiono, sono in qualche misura presenti valori materni ed elementi matriarcali, ma a differenza del Movimento dei Popoli Indigeni, non ne sono consapevoli. È perciò necessario renderli consapevoli e creare ponti tra le differenze affinché questi movimenti comincino a coo-perare. La cooperazione è urgentemente necessaria e la visione accomunante di una nuova società matriarcale potrebbe costituirne il collante.

Macrostrutture

Regionalismo

In una società matriarcale odierna, “più grande” non è necessariamente “migliore”. Sono preferibili, invece, nuclei sociali più piccoli che promuovono politiche trasparenti, coinvolgendo direttamente le persone. Non devono ingrandirsi al punto tale da impedire alle persone di rispecchiarsi nelle politiche e di prender parte alle decisioni, come nel caso di tanti governi e superpoteri odierni. Devono però essere grandi abbastanza per far fronte all’auto-sostentamento e salvaguardare la diversità dei loro artefatti, delle loro tecnologie e arti. La dimensione ideale è quella della regione.
I confini di una regione non sono casuali come quelli di una nazione, ma si definiscono a prescindere dalle condizioni del territorio e delle tradizioni culturali. A stabilire i confini di una regione sono le persone stesse che, sulla base della condivisione di tradizioni spirituali e culturali comuni, decidono di vivere insieme. Una società matriarcale non si estende oltre la propria regione; è una rete di comunità nei paesi e di quartieri nelle città.
Lo stesso vale per l’economia di sussistenza, che riflette le dimensioni della regione. Essa si basa su un lavoro continuo e scrupoloso in precisa sintonia con la terra, ed è risaputo che tra tutti è il sistema più ecologico e produttivo. Le sue dimensioni sono a misura d’uomo e non ingigantite artificialmente. Questi concetti sono stati formulati dall’odierno Movimento per il Regionalismo, al di fuori del Movimento delle Comunità, e si sta cercando di implementarli politicamente.

Le due facce della società

L’umanità è composta di due generi, le donne e gli uomini. Tutte le società matriarcali tradizionali si sono attenute a questa realtà basilare, mantenendo un ordine sociale basato su un uguaglianza complementare di genere e un perfetto equilibrio tra i sessi. Anche una società matriarcale odierna sarà fondata allo stesso modo.
Ciò significa che donne e uomini sono equamente rappresentati in ogni settore della società. La politica matriarcale prevede che ci siano sempre una donna e un uomo insieme che, eletti dal clan, lo rappresentano nel mondo esterno. Agiscono di concerto, incarnando la doppia faccia della società. Ciò vale non solo per la politica ma per ogni aspetto della società.

Cultura e spiritualità a livello inter-regionale

Per quanto riguarda la cultura a livello regionale, la spiritualità è il potere che connette tutti gli aspetti e tutte le funzioni, sia in una società matriarcale tradizionale che in una moderna. La spiritualità matriarcale non è istituzionalizzata ed è perciò libera, ma non per questo è arbitraria. Esiste un vincolo fondativo: Madre Terra che tutto sostiene attraverso il flusso della vita, permeando ogni cosa.
Benché la struttura di una società matriarcale non possa discostarsi dal modello regionale può tuttavia dar vita ad alleanze amichevoli con le altre regioni. Queste associazioni inter-regionali sono di tipo puramente spirituale e si esprimono a livello simbolico. Ciò significa che le persone delle regioni limitrofe sono tenute a farsi reciprocamente visita, scambiarsi doni di amicizia e celebrare insieme i festival per imparare le une dalle altre, evitando manipolazioni di sorta per convincere gli altri del proprio stile di vita. Tutto ciò fa sì che venga meno qualsiasi forma di egemonismo culturale e di colonialismo spirituale. In questo modo, si può creare un libero network orizzontale di regioni sorelle, totalmente diverso dalle odierne strutture statali gerarchiche e centraliste.
Nell’epoca delle moderne tecnologie di comunicazione, per esempio internet, le alleanze culturali e spirituali non restano circoscritte alle regioni limitrofe, ma possono estendersi ad altri paesi, e perfino ad altri continenti. Sicché, le associazioni inter-regionali tra le comunità matriarcali delle città e quelle delle regioni potranno diffondersi ovunque nel mondo.

Strutture globali

Tuttavia, per poter risolvere i problemi a livello globale i passaggi qui descritti devono essere integrati in strutture globali. Queste non possono stare “sopra”, poiché non esiste un “sopra” in questo senso nelle società matriarcali. Esse sono semplicemente più inclusive.
Gli stati nazionali non sono più all’altezza del compito: sono troppo grandi per promuovere procedure politiche trasparenti e umane e, allo stesso tempo, sono troppo piccoli per risolvere i problemi globali che l’odierno patriarcato crea e trascura per i posteri; ciò è particolarmente vero se consideriamo i problemi legati alla distruzione avanzata della biosfera sulla terra.

Basta con gli stati nazionali

Gli attuali governi nazionali devono essere dissolti in due direzioni: da una parte, in direzione delle regioni autonome, che costituiscono le basi per la vita; dall’altra, in direzione di una struttura globale con uno “status” puramente esecutivo, privo di potere statale. Tale struttura potrebbe essere un Consiglio Globale formato per metà da un Consiglio Globale delle Donne e per metà da un Consiglio Globale degli Uomini. L’ONU, oggi, sta cercando di formare un Consiglio globale simile, ma la sua struttura patriarcale gli impedisce di occuparsi dei problemi delle donne e dei giochi di potere dei super poteri, quindi fallisce nel realizzare i propri ideali.

Distribuzione della ricchezza nazionale

All’inizio, una sfida fondamentale è perciò quella di arrestare la ricchezza finanziaria dello stato-nazione, dirigendola in primo luogo verso le regioni, e dalle regioni alle comunità. Naturalmente, ciò non significa che il denaro deve finire nelle mani dei singoli o delle istituzioni patriarcali, ma deve essere distribuito solo per la sussistenza delle comunità matriarcali. Più precisamente la metà di questa ricchezza deve essere consegnata alle donne e l’altra metà agli uomini di queste comunità, cosicché ogni genere possa sviluppare la propria rispettiva area della società e della regione.
Questo sistema, secondo cui alle donne compete il 50% della ricchezza nazionale e il rimanente 50% compete agli uomini risulta del tutto bilanciato, in virtù del fatto che le donne sono, nella maggior parte dei casi, quelle che principalmente si prendono cura dei bambini e degli anziani. Questo denaro, tuttavia, non è una retribuzione per la maternità e per il lavoro delle donne, ma una piccola ricompensa per tutto quello che esse hanno fatto gratuitamente per lunghi periodi di tempo.        L’equa divisione della ricchezza permetterebbe alle donne di smettere di elemosinare l’aiuto dello stato – aiuto che comunque per loro è notoriamente esiguo. In questo modo, le donne potranno cominciare a costruire le loro comunità, i loro mercati e teatri, le loro università, ecc.
Il costante livello di crisi economica e sociale in cui oggi versano tutti gli stati nazionali cesserebbe. L’orripilante flusso di denaro odierno che finisce in progetti maschili – spese militari, corporazioni multinazionali, ego-architetture monumentali, costruzione di stadi che costano centinaia di milioni di dollari – dimostra che non viene lasciato niente se non piccole e misere cifre per i servizi sociali, visto che ci si aspetta dalle donne che se ne occupino gratuitamente. La solita situazione di sfruttamento femminile. Grazie alla divisione della ricchezza finanziaria nazionale le donne potrebbero probabilmente creare infrastrutture per soddisfare i bisogni sociali, e, verosimilmente, il risultato sarebbe che la vita sociale, la cultura e l’educazione prospererebbero.

Strutture globali per problemi globali

Le altre direzioni in cui potrebbero essere convogliate le ricchezze pubbliche degli stati nazionali sono le strutture del Consiglio Globale delle Donne e del Consiglio Globale degli Uomini. L’assetto del Consiglio Globale sarebbe deputato unicamente a risolvere i problemi globali dell’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo e dei danni arrecati alla vita sulla terra, cioè a risarcire l’eredità di inquinamento lasciatoci dalle tecnologie delle corporazioni militari e industriali.
Grazie al Consiglio Globale dei due generi potranno essere riconosciute le diverse prospettive di entrambi i sessi, cosicché la “doppia faccia della società” diventi visibile alle istituzioni maggiori. I membri del Consiglio Globale delle Donne e quello del Consiglio Globale degli Uomini sono comunque sempre delegati eletti dalle proprie regioni e sono responsabili del loro territorio, non hanno quindi il potere di prendere autonomamente decisioni diverse da quelle stabilite dalla loro regione.  Moderano e coordinano le decisioni di ogni regione del mondo, precisamente nello stesso modo in cui un consiglio regionale o locale coordina le decisioni dei matriclan.
Con queste strutture quello che noi chiamiamo “stato”si dissolve, indipendentemente dal fatto che sia una monarchia, un impero o uno stato nazionale. Il concetto e l’immagine dello stato “gerarchico”, qualunque esso sia, è diventato oggi ridondante. La storia della dominazione patriarcale comincia ogni volta con la formazione degli “stati”. Con lo sviluppo delle nuove forme sociali matriarcali, che sono libere dal dominio, potrebbe iniziare una nuova storia culturale dell’umanità.

 

Heide Goettner Abendroth è nata nel 1941 in Germania, è madre e nonna. Ha conseguito il suo dottorato in Filosofia e Teoria della Scienza all’Università di Monaco, dove per dieci anni ha insegnato Filosofia (1973-1983).
Ha pubblicato estesamente sulla società e la cultura matriarcale, e attraverso la ricerca di tutta una vita su questo argomento è diventata una fondatrice degli Studi Matriarcali Moderni. Ha tenuto Conferenze in Europa e in giro per il mondo. La sua opera principale, Le Società Matriarcali. Studi sulle Culture Indigene del Mondo (Venexia 2013) è fondamentale per gli Studi Matriarcali Moderni, ed è stata pubblicata in lingua tedesca, inglese e italiana.
Nel 1986 ha fondato l’“Accademia Internazionale Hagia per gli Studi Matriarcali e la Spiritualità Matriarcale” in Germania, che da allora dirige. È stata anche visiting professor all’Università di Montreal in Canada, e all’Università di Innsbruck in Austria.
Nel 2003 ha organizzato e diretto il “Primo Congresso Mondiale sugli Studi Matriarcali” a San Marcos, Texas; nel 2011 e un terzo congresso mondiale sugli Studi e la Politica Matriarcale in Svizzera.
Nel 2005 è stata eletta come candidata nell’iniziativa internazionale “1000 Donne Per La Pace Nel Mondo” per il Premio Nobel per la Pace. Nel 2012 ha ricevuto un premio per la docenza dall’“Associazione per gli Studi delle Donne e della Mitologia” a San Francisco.

www.hagia.de

www. goettner-abendroth.de

Traduzione di Nicoletta Cocchi

[1]  Goettner-Abendroth Heide, “Matriarchal Society:Definition and Theory” in Genevieve Vaughan (a cura di), The Gift, Meltemi (Athanor Books), Roma 2004.  
[2] Goettner-Abendroth Heide, Le Società Matriarcali. Studi sulleCcultureIindigene del Mondo, Venexia, Roma 2013.
[3] Goettner –Abendroth Heide, Societies of Peace. Matriarchies Past, Present and Future (Brani scelti dal Primo e Secondo Congresso di Studi Matriarcali 2003 e 2005), Toronto 2009, Inanna Press, York University.
[4]  Un ottimo esempio è il villaggio delle donne di Nashira a Cali (Colombia)
[5]  Grober Ulrich, Austiegg in die Zukunft. Eine Reise zu Okosiedlungen, Energie-Werkstatten und Denkfabriken, Berlin 1998, Links
[6]  Brian Dilani, Designing the Green Economy, Lanham/Boulder/New York 2000
[7]  Kennedy Margret, Geld ohne Zinsen und Inflation, Munchen 1991, Goldmann
[8]  Vaughan Genevieve, Per-Donare. Una Critica Femminista dello Scambio, Meltemi, Roma 2005 e Women and the Gift Economy, Toronto/Canada 2007Inanna Publications, York University
[9]  Mann Barbara, Iroquoian Women. The Gantowisas, New York 2002, 2004, Peter Lang Publishing

Torni e non sei più la stessa

Si è svolta la 6a edizione della Campeggia matriarcale nelle splendide vallate toscane del Chianti, bruciate dal sole e dal caldo di agosto. Quale migliore scenario per una trentina di donne riunite alla ricerca della forza primordiale femminile?
La domanda ha una risposta sola, non c’è uno scenario migliore perchè il luogo non è a caso, l’energia universale predispone, e le cose succedono. Ecco, è semplice.
La bella casa colonica in località “Le Campate” e l’accoglienza speciale della padrona di casa, Sofie Wendt, Sofie della Vanth, la rendono il tuo ambiente naturale, il posto dove vorresti vivere per sempre. Circondate dall’amorevole presenza operativa di Elisa e Silvia, va spesa una parola di ringraziamento anche alle gatte e alla cana inconsolabile alle prese con il lutto della madre, che hanno fatto da sponda coccolosa per tutte.
IMG-20180828-WA0109Luisa Vicinelli ha messo a disposizione il suo talento di abile organizzatrice dovuto all’enorme esperienza di vita, e si sente che ci ha messo tutta se stessa, la sua determinazione è encomiabile.
Un grazie alle mamme che, con prole a carico, in un lampo hanno creato una trentina di zie, felici e dolcissime nello spupazzarsi le cucciolette. Questo ha permesso di stare tra generazioni di pochi mesi agli 81 anni, preziosa occasione per alcune mai sperimentata prima.
Il ritrovarsi insieme per quattro giorni e tre notti, riconoscersi, viversi, nel separatismo più totale, è raro oggi. Tanta sinergia, tanto amore in circolo può rendere ubriache, detto alla romana “tanta robba”.
In questo momento di grande sofferenza della vita tutta, uomini e donne, natura e cosmo, per l’aggravarsi della violenta sopraffazione maschile, si spera che sempre più donne in ogni dove, numerose e motivate si aggreghino, per prendere e dare fiducia alle altre, e che capiscano che il separatismo è la modalità necessaria per fare emergere una bella forza femminile. Perchè per noi donne sintonizzare l’azione senza interferenze è importante. Ci sono allora altri posti “migliori” dove appunto, come alle Campate, succede l’impensabile? Chissà, forse.
Nei primi giorni di campeggia ci confidiamo di sentirci un pò come una goccia nel mare, o detto in altro modo da alcune donne in cerchio, “una nave di folli che procede braccata tra le avversità”. Ma presto, e alla fine dei quattro giorni di esperienza collettiva tra donne, la nave di folli diventerà “la nave che trasformerà il mondo”, la goccia isolata che completato il suo ciclo, diventerà “tante gocce sulla terra”. Questa è la vera magia della Campeggia matriarcale: operare un ribaltamento radicale, prima di tutto trasformando noi stesse, per poi modificare la propria visione del mondo e sulle cose. Questo il vero successo, tra donne si può, e qui è capitato.

Il principio è quello di creare la Dea in te, ma come si può fare questa cosa così difficile? Ci prepariamo con lo Yoga del Grembo di Maddalena Valenti, maestra sapiente del corpo. Poi, con le indicazioni di Emanuela Montemurro, ceramista e artigiana del vetro, veniamo a sapere che occorre impastarsi con la terra, riprendersi la vera origine di tutto da cui con colpevole intenzione siamo state allontanate per tanti secoli, rendere la concettualità materia. Ed ecco pronto sul campo più sotto, uno dei modi per farlo: mescolare la terra con l’acqua, e anche un pò di paglia, in una bacinella, usando il proprio corpo, i piedi e le mani, imbrattandosi tutta, ecco il segreto.
Portare il fardello di lato, unirlo a quello delle altre e far sì che una montagna di fango assuma le sembianze della donna che siamo tutte noi.
Modellando insieme chi qua chi là, i fianchi pronunciati, i seni tondi, “la ioni” aperta, l’ombelico, i piedi lunghissimi e le mani, Lei si crea, immensamente bella, anzi bellissima.
IMG-20180828-WA0106Non sapevamo che fossimo in attesa del soffio vitale, che si è manifestato davvero il giorno dopo; vento forte, pioggia e grandine.
Qui il tempo si dilata, abitiamo tutte in una dimensione temporale atavica.
Incomprensibilmente le cose da fare, che sono molte, vengono svolte puntualmente, seppur libere dall’obbligo di seguire l’orario. Tra una conferenza e un’esperienza non manca il tempo più a nessuna. Siamo guarite.
Se proprio ti annoi puoi lavare i piatti, tagliare la frutta per le altre, fare i caffè, qui nessuno ti chiede di farlo, se c’è bisogno si fa, se senti che è il tuo desiderio, seguilo. C’è una mano che ti alleggerisce e ti sospende, il vento è a tuo favore per ogni cosa.
Tra le attività proposte, danze tribali, lo yoga femminile per la connessione all’energia della terra,  veniamo a conoscenza della necessita di tradurre un antico libro che parla dello yoga delle origini, nato dalle donne per le donne, in attesa di sovvenzioni di benefattrici.

Vediamo il film “L’albero di Antonia”, partecipaimo agli eventi sciamanici, e non mancano le conferenze.  Angela Giuffrida e Daniela Pellegrini presentano i loro libri, i loro concetti, scandalizzano, portano a sè, sono talmente avanti da destabilizzare, creano conflitto politico, questi sono i momenti per assaporare l’abilità retorica e linguistica delle donne. Forza e ragione impazzano.

Nei due libri[1] che Angela, filosofa della materia ed ex insegnante, ci presenta c’è la sua teoria: svolgendo donne e uomini differenti funzioni procreative, per l’una si è sviluppata la mente connettiva, cioè propensa a intravedere le connessioni tra le cose e quindi l’insieme in relazione della realtà, mentre all’altro è rimasta una visione parziale del mondo e di sè.

Con Daniela[2] abbiamo avuto accenni illuminanti alla nostra storia, quella delle donne a partire dal movimento più importante di ogni era, il femminismo degli anno ‘70, che ebbe origine negli anni 60 – e lei fu una delle prime in Italia –, l’unico che ebbe la capacità di creare il vero cambiamento.
Ci spiega che allora come oggi è di vitale importanza fare gruppi di autocoscienza. Ci ricontatta con il filo del discorso femminile nella Storia.
Mette in discussione il dualismo maschile-femminile in ogni possibile contesto umano e in ogni individuo sessuato, e dice che dovremmo invece tentare di praticarne il superamento per uscire dal disastro patriarcale.

Altri libri girano tra le donne:
di Daniela Danna, “Maternità Surrogata? Nel bazar della vita: il prezzo di un figlio? Trattabile”, ed.Asterios; “Fare un figlio per altri è giusto, FALSO”, ed. Laterza.

Protagonista su tutto, il cerchio delle donne, modalità tutta femminile di riunirsi, di stare insieme, collante per l’anima la musica gioiosa di un organetto.
La proiezione del corto di Sirka Capone, Donnenergia, è l’ultimo regalo della Campeggia.

Ci lasciamo
Non ho mica finito, non smetterei mai di raccontare, sono piena di tutte voi, la mia paternogenesi è cominciata.

Silvia Aonzo

[1] Angela Giuffrida “Il Corpo Pensa” Prospettiva Edizioni; “La razionalità femminile unico antidoto alla guerra” Ed.Bonaccorso.
[2] Daniela Pellegrini, “Liberiamoci dalla Bestia, ovvero di una cultura del cazzo” autoprodotto; “La Materia Sapiente del Relativo Plurale” Ed.Vanda.

Campeggia matriarcale – 23/24/25/26 agosto alle Campate

Matriarcato e femminismo(i)

Quando abbiamo iniziato a organizzare i raduni matriarcali a Le Campate – luogo di donne per donne – l’intento era quello di far “assaggiare” a più donne possibili una convivenza alternativa basata sui principi matriarcali, che cercavamo di illustrare mescolando la teoria all’esplorazione sciamanica e corporea eall’espressione culturale delle donne.   Il matriarcato è e rimane  una proposta – tutt’oggi esistente in alcuni parti del mondo  –  socio-culturale, politica, economica e spirituale di convivenza, in grado di ispirare  una società egualitaria senza povertà, senza violenza e senza distruzione dell’ambiente. Quello  su cui vorremmo cercare di ragionare è la sua “compatibilità” con il femminismo. Per noi  il femminismo nasce e si nutre proprio di matriarcato, a partire dalla consapevolezza delle donne che è base necessaria per entrambi. Anzi dopo aver riflettuto sulle informazioni  che ci consegnano le ricerche sui matriarcati di tante studiose femministe, direi che il femminismo è l’azione stessa di ricordare la matriarca o, se preferite, la dea che tutte siamo. La consapevolezza femminista, quando è autentica, è un processo irreversibile di centratura: sapere chi si è, da dove si viene e dove si vuole andare.

Chi siamo?
Il processo è proprio quello del ricordo che altro non è che collegarsi con la nostra memoria corporea (e il femminismo aveva iniziato bene identificando nel corpo il luogo privilegiato della consapevolezza femminile). L’autocoscienza, pratica del partire da sé da esercitare nei gruppi di donne, aveva permesso l’inizio della liberazione di tante donne, che poi sono state risucchiate dal logos maschile e dalle sue scienze, la psicanalisi in primis. Anche le donne dei matriarcati avevano degli ambiti di confronto costanti, in presenza e con azioni in comune, protetti da un separatismo diffuso. Anche qui, più che una pratica di rifiuto del maschio, il femminismo ha messo in atto, seppur inconsapevolmente,  una memoria arcaica delle donne. È il primo filo rosso da recuperare.

Da dove veniamo?
Il corpus degli Studi matriarcali moderni inaugurati da Heide Goettner Abendroth  e la mito-archeologia, nuovo metodo di ricerca archeologica, creata da Marjia Gimbutas ci hanno fornito le basi di una narrazione storica ricca e documentata che ci riconnette alle nostre radici. Mary Daly lo aveva intuito e ci aveva consegnato la mappa per un “futuro arcaico”, un futuro che poteva riconnettere le donne alla loro vera storia, riconoscendone il valore di creatrici di vita e civiltà. Un altro filo rosso recuperato.

Dove vogliamo andare:  “mettere al mondo un altro mondo”
Ritorna più pressante che mai il tema della capacità rigenerativa della donna, oggi che le biotecnologie necrofile maschili stanno tentando il volo scellerato di creare la vita il più lontano possibile da un utero o, non riuscendoci, di allontanare sempre di più dalla donna la gestione del suo potere rigenerativo. Troppo a lungo si sono taciute le implicazioni legate al materno, nel tentativo di liberarci dalla schiavitù riproduttiva che ostacolava la nostra “emancipazione”, credendo “risolto” una volta per tutte il rapporto con la madre che ancora però è ostacolo tangibile a una vera ginealogia, terreno sul quale si stanno muovendo anche le donne curde.  Il matriarcato può essere di aiuto per riscoprirne l’importanza e la ricaduta su un piano di cambiamento sociale e culturale. Il potere  rigenerativo della donna non può essere identificato con la mera riproduzione della specie, ma implica la responsabilità di cura che le donne hanno messo in atto guidando la nascita delle prime forme sociali. Le femministe, criticando il patriarcato e denunciando le pecche di una società informata dal principio maschile del potere, raccolgono questo terzo filo rosso. I principi matriarcali possono ispirare la strada da percorrere per avere nuovamente una società egualitaria senza povertà, senza violenza e senza distruzione dell’ambiente e un movimento di donne consapevoli e autentiche è ciò che serve per iniziare il cammino.

L’idea di mettere a confronto matriarcato e femminismo mi è venuta quando mi sono resa conto che in diversi testi di donne che stavo leggendo, il linguaggio e le immagini usate rimandavano a un medesimo immaginario, che i principi espressi erano i medesimi nonostante le scrittrici provenissero da esperienze lontanissime le une dalle altre come il movimento delle donne, la spiritualità femminile o la formazione “accademica”. Ho voluto raccogliere questa immagine di un cerchio potente che si stava ricreando, ben consapevole di non poterlo fare se non con la presenza di altre donne. Credo che sia importante darci un’occasione di confronto profondo, tuffarci nella conoscenza reciproca e divertirci come delle matte, come sempre succede quando ci si mette insieme.

Vi aspettiamo!!!jpg campeggia 2018

Programma VI Campeggia Matriarcale – 23/26 agosto 2018

PROGRAMMA

CAMPEGGIA MATRIARCALE 2018

23-26 agosto – luna piena

MATRIARCATO e FEMMINISMO:

la separazione che non c’è

Quest’anno vogliamo dedicare la Campeggia Matriarcale a “Le Campate – luogo di donne per donne” al desiderio di renderci più efficaci, più unite, più stringenti nell’impegno politico diversificato fra i vari ambienti del femminismo/movimento delle donne e della ricerca sul concetto matriarcale che ruota intorno al sacro femminile.  Confrontiamoci, ispiriamoci, contaminiamoci… e divertiamoci‼!

giovedì

pomeriggio

  • CERIMONIA di apertura a cura del Cerchio delle Donne di Montespertoli
  • CERCHIO di introduzione al tema della Campeggia, definizione e approfondimento sul matriarcato con Angela, Luisa, Sofie, Sandra – attiviste matriarcali

sera

  • PROIEZIONI a richiesta di filmati che illustrano il matriarcato

venerdì

mattina

  • BodyMindCentering con Valentina Saitta, educatrice somatica, doula

pomeriggio

  • RIFLESSIONI: L’intelligenza femminile come antidoto alla necrofilia dilagante con Angela Giuffrida, filosofa, scrittrice.

sera

  • CONCERTO: Le Canzoni della Donna Albero di e con Marina Girardi, cantautrice, illustratrice, fumettista.

sabato

mattina

  • RISVEGLIO psicofisico
  • RIFLESSIONI: Madre o materia sapiente? Il materno nel femminismo con Daniela Pellegrini, femminista storica, autrice.

pomeriggio

  • PRATICA: matriarcato e femminismo nell’esplorazione sciamanica con Sofie

sera

  • BALDORIA con LUNA PIENA – cerimonia autogestita – porta strumenti, proposte, cerimonie … o ciò che vuoi!

domenica

mattina

  • TAVOLO SPIRALEGGIANTE: Parallelismi e/o discrepanze fra femminismi e il concetto matriarcale  discussione plenaria
  • CERCHIO conclusivo, partenze

 

DURANTE L’INCONTRO

  • troverai uno spazio-libro-arte per dedicarsi ai libri, agli oggetti di arte e di artigianato delle donne, informarsi, tessere la rete e infilarci i nostri infiniti colori…
  • nei giorni 24 e 25 agosto (venerdì e sabato) Emanuela Montemurro ci accompagnerà nel MODELLARE LA NOSTRA DEA dalla TERRA CRUDA delle Campate

Se ti è possibile preferiamo che tu ci sia per tutto il percorso, l’esperienze passata ci ha insegnato che funzioniamo meglio quando la composizione del campo rimane fluidamente stabile, grazie.

Ti aspettiamo!

CAMPEGGIA FEMMINISTA CONTRO LA RIPRODUZIONE ARTIFICIALE E IL SISTEMA CHE LA RENDE NECESSARIA

Cecciola di Ramiseto (RE) – 22-23-24 giugno 2018

Un campeggio di sole donne in cui sviluppare analisi, condividere riflessioni e mettere in campo azioni sul tema della riproduzione artificiale e dell’ingegneria genetica ripercorrendo le analisi e le esperienze sviluppate in ambito femminista e privilegiando un approccio di tipo intersezionale.
La riproduzione artificiale e l’ingegneria genetica presuppongono il coinvolgimento primario dei corpi femminili: in quanto donne e lesbiche vogliamo riflettere e prendere parola su queste pratiche che ci trasformano e che contengono la potenzialità di trasformare tutto il vivente attorno a noi.
Inquadreremo la riproduzione artificiale degli esseri umani all’interno del processo più ampio di assoggettamento, reificazione, mercificazione, manipolazione, ingegnerizzazione del vivente da parte del sistema tecno-scientifico.
I contenuti dei dibattiti spazieranno dall’analisi critica al confronto sulle riflessioni/azioni intraprese dal femminismo a livello internazionale e ci interrogheremo sui possibili percorsi di lotta.

Chi siamo
Siamo un gruppo di donne con alle spalle percorsi politici diversi: tra noi ci sono lesbiche, femministe, anarchiche, ecologiste, antispeciste. Ci accomuna la volontà di andare alla radice dei meccanismi di sfruttamento e oppressione e di usare gli strumenti dell’analisi e della pratica femminista per interpretare temi quali la riproduzione artificiale e l’ingegneria genetica e il sistema che le rende necessarie.

Organizzazione
L’iniziativa è totalmente autofinanziata.
Il costo per la partecipazione all’intero campeggio per chi intende dormire nella struttura con letti a castello e tutti i pasti inclusi(colazione, pranzo e cena) dal venerdì alla domenica prevede il versamento di un contributo minimo di 100 euro a persona che va versato entro il 1 giugno
le coordinate su cui versare il contributo per il campeggio verranno fornite al momento dell’iscrizione.
Per chi non dorme nella struttura, il contributo minimo per ciascun pasto è di 10 euro a persona, colazione ad offerta. Tutti i pasti sono pensati senza sfruttamento animale e senza veleni.
Termine per iscrizione e versamento quota: 1 giugno 2018
La struttura offre camerate con letti a castello (portare lenzuola proprie o sacco a pelo). Per ogni letto c’è una trapunta e un cuscino messi a disposizione della struttura. Le tende possono essere messe nei pressi della struttura.
I dibattiti si terranno in una sala a pochi passi dalla struttura in cui si dorme, in caso di bel tempo all’aperto.
I pasti si terranno all’aperto in caso di bel tempo, in sala limitrofa in caso di mal tempo
Per questioni organizzative relative al rifornimento delle materie prime per i pasti e per garantire sufficienti posti letto in struttura chiediamo di dare conferma della propria partecipazione entro il 1 giugno 2018 scrivendo una mail a questo indirizzo campeggiafemminista2018@gmail.com e versando – sempre entro il 1 giugno – la quota minima di 100 euro a persona su conto corrente.

Cecciola di Ramiseto è un borgo dell’Appennino Tosco Emiliano a781 m. di altitudine. Si raccomanda abbigliamento adatto per il clima di montagna. Cecciola si raggiunge da Modena e Reggio Emilia in circa 1 ora, 1h e mezzo di auto. Un’ora e mezza di auto da Parma e La Spezia.
I mezzi pubblici che servono la località di Cecciola sono poco frequenti soprattutto dopo il 7 giugno a conclusione della scuola.
Considerata la scarsità della copertura da parte dei servizi pubblici, se c’è bisogno di un passaggio sia per l’andata che per il ritorno da Reggio Emilia o da altre città italiane – così come se vi è la disponibilità a dare dei passaggi in auto da qualsiasi città – comunicatelo via mail che incrociamo le diverse disponibilità/necessità affinché tutte le interessate possano partecipare
Informiamo chi avesse dei cani che nel borgo di Cecciola i cani del paese girano liberamente

 

Programma Campeggia Femminista 22/23/24 giugno a Cecciola di Ramiseto (RE)

PROGRAMMA per esteso:

VENERDI’ 22 GIUGNO
Mattina: arrivo e sistemazione
13.00 Pranzo
15.00 Presentazione delle giornate
15.30  Giovanna Camertoni
La CRITICA FEMMINISTA ALLE TECNOLOGIE RIPRODUTTIVE E ALL’INGEGNERIA GENETICA: un inquadramento storico delle esperienze a livello internazionale 
Credo che il sessismo sia l’oppressione di fondo, quella che – fino a quando non la sradicheremo – continuerà a creare i rami del razzismo, dell’odio di classe, dell’età, della competizione, del disastro ecologico e dello sfruttamento economico. Con queste parole Robin Morgan, femminista, descriveva il significato da lei attribuito al femminismo radicale. Useremo queste parole come guida per ripercorrere il senso e l’esperienza della rete femminista internazionale radicale FINNRAGE contro la riproduzione artificiale e l’ingegneria genetica (Feminist International Network of Resistance to Reproductive and Genetic Engineering). Un salto nel passato per conoscere il prezioso contributo di conoscenza e resistenza sviluppato dal femminismo “che va alle radici”all’esordio di queste tecnologie.

17.30 –  IL CONTRIBUTO DELLE “LE ROTE ZORA” CONTRO L’INGEGNERIA GENETICA E LE TECNOLOGIE RIPRODUTTIVE: rete di gruppi di femministe e lesbiche attiva dagli anni ’70 agli anni ’90 in Germania.

19.00 Cena
21.00  Video e dibattito:  “Eggsploitation”, realizzato dal “Center for Bioethics and Culture network”:da una parte un’industria che fattura, solo negli Stati Uniti, oltre sei miliardi di dollari annui, dall’altra lo sfruttamento di donne trasformate in fabbriche di ovuli, ragazze che hanno vissuto sulla propria pelle le conseguenze devastanti della stimolazione ovarica: infertilità, cancro alle ovaie e all’endometrio, ictus, paralisi, danni al cervello fino addirittura alla morte.

SABATO 23 GIUGNO
8.00 colazione
9.00 –  Marie Jo Bonnet
LE ALTERNATIVE FEMMINISTE DI FRONTE ALLE TECNOLOGIE DELLA PROCREAZIONE.
QUALI ALTERNATIVE ETICHE ALLA RIPRODUZIONE ARTIFICIALE?
Presentate come un progresso inevitabile, le nuove tecniche di procreazione aprono la porta ad un enorme potere delle tecnologie sulla maternità.
Siamo obbligate, in quanto donne, a fare figli per esistere?
Cosa significa, dopo le conquiste del femminismo, questo ritorno in forza dell’ideologia della maternità, più particolarmente presso le lesbiche?
Un’ideologia che promuove la PMA e la GPA e con esse un mercato della procreazione che si scontra con i fondamenti antropologici della filiazione.
Ai nostri giorni Siamo confrontate ad un’irruzione tecnologica che si dispiega come una macchina infernale, sempre meno controllabile e controllata.
Che scelte abbiamo per resistere?
La dimensione emancipatrice del femminismo non rischia di sparire dietro queste tecnologie che sembrano uccidere la dimensione simbolica della Vita?
Vedremo come la maternità simbolica possa costituire un’alternativa per ripensare il nostro rapporto alla vita.

11.00 –  Silvia Guerini
LE TECNOLOGIE DI RIPRODUZIONE ALL’INTERNO DEL PARADIGMA DEL SISTEMA TECNOSCIENTIFICO
Le tecnologie di riproduzione scindono il processo del concepimento e della gravidanza, isolano le funzioni rendendole separabili. La fecondazione in vitro permette fuori dal corpo la realizzazione di una parte di quel processo continuo che è stato frammentato. La dimensione della procreazione raggiunge così il massimo grado di assoggettamento, espropriazione e risignificazione.
Nella progettazione della “bambina su misura” con forza emerge l’eugenetica e la selezione dell’umano verso l’uomo potenziato del transumanesimo. La posta in gioco non è solo il significato stesso di essere umano e dell’intero vivente, ma il suo totale controllo.

13.00 Pranzo
15.00 –  Cristiana Pivetti
DALL’ADDOMESTICAMENTO ALLA MANIPOLAZIONE E RIPRODUZIONE DEI CORPI ANIMALI.
Zootecnia, la scienza volta a perfezionare le caratteristiche animali per adeguarli sempre di più alle esigenze dell’attuale sistema di produzione di massa, e che ora presta le sue tecnologie alla riproduzione umana, facendo di entrambe un unico sfruttamento.

17.00 –  LA MATERIA DONNA: PARADIGMI DI PENSIERO FEMMINILE DIVERSO MA NON PERVERSO
Daniela Pellegrini – La saggezza della materia frattale.
Critica del processo tecnologico partendo dalla teoria del “relativo plurale”: una nuova metodologia di indagine scientifica, quella del rispetto verso la materia vivente ed esistente e le sue sperimentazioni e dei suoi risultati, in grado di sostituire la manipolazione con l’osservazione, la presa di contatto, l’ascolto e l’apprendimento delle sue messe in atto. Per uscire dal paradigma maschio-centrico dell’attuale contesto predatorio che non ha limite al possesso e allo sfruttamento. Tracce di “ cosmofemminismo”.
Luisa Vicinelli – L’ “ecofemminismo” matriarcale. 
Due parole per aggiornare sugli Studi Matriarcali moderni e la loro definizione del matriarcato. La sacralità della natura e la simbiosi con il territorio nelle società matriarcali, i riti di purificazione per la caccia, la concezione della medicina e in senso lato della scienza nella figura della sciamana e del trickster. Collegamento-presentazione del pensiero di Pellegrini e Giuffrida.
Angela Giuffrida – Le donne e la metafora del corpo come cosa. 
Reificazione del corpo nel sistema di pensiero dominante, sua assimilazione alla macchina e inevitabile sbocco nella tecnocrazia. Interiorizzazione forzosa di tale sistema da parte delle donne che si traduce talora in aperto sostegno alla propria oppressione. Il corpo pensante femminile e le concrete possibilità di uscire dal mortifero disegno esistenziale maschile.

20.00 cena
21.30  Documentario e dibattito: “Un mondo senza umani?” di Philippe Borrel
Produzione francese del 2012, tradotto in italiano.
Un ampio spaccato su dove sta portando la convergenza delle scienze in una società dalle macchine onnipresenti: interviste a filosofi, a critici e soprattutto ai maggiori fautori e sostenitori di queste tecno scienze. Non si parla di un ipotetico futuro da “migliorare” e manipolare ma di un presente dove questo è già una realtà.

Let’s dance!

DOMENICA 24 GIUGNO

8.00 colazione
9.00 –  ANALISI CHE DIVENTANO PRATICHE E PERCORSI: assemblea finale
13.00 Pranzo
Saluti